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Il sondaggio, l’idea di un nuovo social, l’acquisto del capitale: le tappe della scalata di Musk a Twitter

L’uomo più ricco del mondo ha già in tasca il 9,2 per cento del social network. Ora ha proposto di acquistare tutte le azioni per 43 miliardi di dollari

Tutto è cominciato con un sondaggio. Qualche settimana prima dell’offerta di acquisto di Twitter per 43 miliardi di dollari (54,2 dollari ad azione per il 100 per cento della società), Elon Musk ha chiesto ai suoi 81,6 milioni di follower se l’algoritmo su cui si basa Twitter dovesse diventare accessibile a chiunque. La risposta è stata netta: l’82,7 per cento degli utenti ha votato a favore del sondaggio. Il giorno dopo un altro sondaggio: «La libertà di parola è essenziale per il funzionamento di una democrazia. Pensate che Twitter aderisca rigorosamente a questo principio?». Con oltre 2 milioni di voti, i follower di Musk hanno risposto per il 70,4 per cento con un secco «No». Già allora l’imprenditore aveva chiarito che tutti questi commenti non erano un semplice passatempo: «Le conseguenze di questo sondaggio saranno molto importanti. Per favore votate con attenzione». Il 26 marzo il passo in avanti definitivo: «Serve una nuova piattaforma?».


Dopo questa domanda le valutazioni degli analisti sono andate in direzioni diverse. Alcuni hanno pensato che Musk avesse cominciato a preparare il terreno per il lancio di un nuovo social network. Dopo aver cavalcato la rivoluzione dei pagamenti elettronici con Paypal, quella delle auto elettriche con Tesla e quella del settore spaziale privato con SpaceX era il momento di cambiare anche il mercato dei social? Forse. Creare un social network nuovo è faticoso. Lo sa bene la destra trumpiana che dopo la cacciata dai social della Silicon Valley ha provato più di una volta a creare una piattaforma alternativa senza vincoli sui contenuti, soprattutto quelli legati all’hate speech. Anche lo stesso Donald Trump ci aveva provato, con il disastroso tentativo di lanciare Truth.


Quando i tweet sono diventati dollari

Anche con un discreto sforzo di immaginazione, è difficile capire le decisioni che regolano la strategia di Elon Musk. All’uomo più ricco del mondo piace conservare sui social un’immagine da sognatore che bada più agli ideali che al portafoglio. La strategia con cui ha guidato SpaceX verso traguardi che fino a dieci anni fa sembravano solo follia dimostra però il contrario. Nei giorni in cui Musk twittava di nuovi social network, l’utente Pranay Patthole gli scriveva: «Stai pensando di creare una nuova piattaforma social? Una piattaforma che sarebbe costruita su un algoritmo open source, in cui la libertà di parola e la condivisione di questa libertà hanno la priorità, una in cui la propaganda è ridotta al minimo? Penso che questo tipo di piattaforma sia quello di cui c’è bisogno in questo momento». E Musk: «Ci sto pensando seriamente».

Già in questa fase l’esperto di investimenti Dave Lee suggeriva a Musk che la strada migliore da seguire fosse quella di investire proprio sullo stesso Twitter: «Saresti disposto a fare un investimento e diventare presidente del Cda di Twitter? Così potresti provare ad apportare le modifiche necessarie?». Il 4 aprile i tweet si sono trasformati in dollari. Musk ha acquistato il 9,2 per cento delle azioni della società per circa 3 miliardi di dollari. Una quota sufficiente a farlo diventare il maggiore azionista della società. A poche ore dal suo ingresso subito una proposta, ancora attraverso un sondaggio proposto agli utenti: «Vorreste che fosse introdotto un bottone per la modifica». Anche il Ceo del social network Parag Agrawal aveva commentato il sondaggio che avrebbe potuto avere «importanti conseguenze». Nei giorni successivi è sembrato anche che Musk potesse entrare a far parte del board dell’azienda.

Il proto-social che rischiava l’isolamento

Uno dei mantra del capitalismo è Adapt or Die, adattati alle nuove tendenze o muori. Un motto che sembra vero soprattutto per il mondo dei social ma che evidentemente non è chiarissimo al cda di Twitter che negli ultimi anni ha preferito introdurre piccoli aggiornamenti senza mai stravolgere la sua natura: una piattaforma di microblogging basata su contenuti brevi. Pensate come sarebbero gli altri social se avessero seguito questa linea: provate a pensare di aver un Instagram senza video e senza Story o un Facebook in cui non esistono gruppi e in cui l’unica reaction possibile è un like.

Guidato fino al novembre del 2021 dal suo fondatore Jack Dorsey, dopo l’esplosione iniziale Twitter sembrava destinato a chiudersi come utilizzo agli utenti interessati alla politica e alla stretta attualità. Oltre a qualche nicchia specifica in cui è diventato molto popolare, come gli e-sport. Secondo i dati raccolti da Web Site Rating, gli utenti attivi su tutta la piattaforma sono 330 milioni, con una base molto radicata negli Stati Uniti dove arrivano a 77 milioni. Numeri incomparabili a quelli di Facebook. Qui nell’ultimo trimestre del 2021 gli utenti attivi almeno una volta al giorno erano 1,92 miliardi.

Eppure negli ultimi anni l’interesse verso la piattaforma era aumentato. Uno dei grandi protagonisti di questo ritorno di fiamma è stato Donald Trump che con un’attività frenetica quando era presidente degli Stati Uniti ha reso indispensabile l’uso della piattaforma per chiunque fosse interessato a seguire la politica degli Stati Uniti. L’interesse riacceso per la piattaforma si legge anche nell’andamento delle sue azioni. Fino alla metà del 2016 si può vedere un calo drastica nel loro valore, fino ad arrivare anche a meno di 20 dollari per azione. Poi una cavalcata che ha riportato il valore delle azioni a quello del 2014. Con Trump però il rapporto di amore-odio con la piattaforma è finito dopo l’assalto a Capitol Hill. Ora si apre un nuovo capitolo e la domanda di utenti e investitori è la stessa: quanto durerà l’interesse di Musk per la piattaforma?

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