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Ai figli anche il cognome della madre: cosa cambia e perché serve una legge (per il rebus moltiplicazione)

Se i genitori non sono d’accordo su quale cognome scegliere cosa accadrà? E cosa succederà alle seconde generazioni? Facciamo chiarezza

La Corte costituzionale ha detto chiaro e tondo che non si può più continuare con l’automatismo del cognome del padre ai figli. La norma è illegittima, «discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio», non c’è storia. I genitori, dunque, secondo la Consulta, potranno decidere di dare al figlio uno dei due nomi o entrambi, quindi anche quello della madre (e questa è la grande novità). Subito sono state sollevate alcune critiche, molte senza alcun fondamento, visto che sarà il Parlamento a dover mettere ordine e spiegare come funzionerà d’ora in poi (anche se, comunque, prima di ogni valutazione, bisognerà attendere il deposito della sentenza della Consulta). In realtà in Commissione Giustizia al Senato ci sono già diversi disegni di legge a tal proposito, per i quali sono in corso le audizioni degli esperti.


Laura Boldrini (Pd), ad esempio, aveva presentato una proposta di legge a inizio legislatura: «Quella proposta è rimasta lettera morta, confermando la consuetudine che si ripete, della sentenza della Corte costituzionale che arriva prima delle leggi che il Parlamento dovrebbe avere l’urgenza di fare». Dello stesso avviso anche la presidente dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini, secondo cui l’accordo tra i genitori su quale cognome scegliere va stabilito «se non vogliamo correre il rischio che un fatto positivo generi solo confusione». «Il governo prenda coraggio e faccia subito un decreto legge, serve la reazione immediata del legislatore», dice la costituzionalista esperta di diritto pubblico Tania Groppi a Repubblica in un articolo di Liana Milella. «Senza una legge il rischio è che possa succedere un manicomio», aggiunge, invece, la giudice Gabriella Luccioli che nel 2004 dalla Cassazione civile si rivolse alla Consulta per far riconoscer il diritto del cognome materno.


Cosa succederà adesso

Diversi sono i dubbi avanzati in queste ore. Cosa succederà alla seconda generazione? Si rischierà di avere diversi cognomi? Accadrà che i figli di uno stesso nucleo familiare avranno cognomi diversi? E la sentenza avrà valore retroattivo? Si cambieranno i cognomi già attribuiti? Facciamo subito chiarezza. Intanto la sentenza della Corte costituzionale non è stata ancora depositata e, dunque, al momento nessun cambiamento concreto può essere apportato. L’automatismo del cognome del padre al figlio resta, almeno per ora. La Consulta, infatti, in linea di massima ha fissato un principio forte e chiaro, dando una svolta alla battaglia dei diritti civili nel nostro Paese (spesso naufragati, come il ddl Zan). Per far sì, però, che la musica cambi davvero, bisognerà agire con un intervento legislativo che modifichi l’articolo 262 del codice civile. Insomma, il Parlamento dovrà farsi avanti e in fretta.

In Aula, in realtà, le proposte di legge ci sono eccome: «Sono state depositate ma non portate avanti. Ora tutti dicono di voler velocizzare l’iter ma non credo sarà così semplice, è una questione che si trascina da anni», dice a La Stampa, intervistato da Niccolò Carratelli, il presidente dell’associazione degli avvocati matrimonialisti, Gian Ettore Gassani. La legge, dunque, dovrà cancellare l’automatismo di attribuzione del cognome paterno. E se i due genitori non fossero d’accordo su quale cognome scegliere? «In quel caso probabilmente si stabilirà che, in caso di distacco tra i genitori, vengano attribuiti automaticamente entrambi i cognomi. Resta da capire in quale ordine e secondo quale criterio». «Laddove i genitori non dovessero riuscire a trovare un accordo, noi (Partito democratico, ndr) proponiamo di procedere sulla base dell’ordine alfabetico dei cognomi», sostiene, in un’intervista al Dubbio, Simona Malpezzi, la presidente dei senatori del Pd.

La moltiplicazione dei cognomi?

Il rischio, poi, è quello della moltiplicazione dei cognomi negli anni. Il rischio c’è ma può essere facilmente regolamentato per evitare il caso. Bastano, appunto, delle regole chiare che quasi sicuramente il Parlamento farà, si spera, già nelle prossime settimane: «Una regola è necessaria per evitare di ritrovarsi in futuro bambini con quattro o otto cognomi», spiega ancora Gassani. C’è allora una soluzione? Si potrebbe stabilire, ad esempio, che, «quando si arriva alla generazione successiva, si debba far decadere un cognome con l’accordo di entrambi i genitori e con la coerenza di mantenere la scelta per tutti i figli». Un limite non rivoluzionario visto che viene già applicato in altre parti del mondo: «Nei Paesi del Sud America se ne possono tenere solo due, uno del ramo materno e l’altro di quello paterno». Così da non lasciar scontento né il padre né il madre (evitando poi la moltiplicazione dei cognomi per i figli).

C’è chi dice no

Un passo in avanti, dunque, verso la parità di genere, una battuta d’arresto per il patriarcato che, prevedibilmente, non piace molto ad alcuni esponenti di centrodestra. A partire da Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia: «La sentenza potrà avere effetti negativi in caso di disaccordo tra i genitori, il cognome del padre non è un simbolo del patriarcato o del maschilismo». Per Simone Pillon (Lega) «col doppio cognome avremo fratelli con cognomi diversi e nonni col cognome diverso dal nipote». «Vogliono usare la riforma per assestare il colpo di grazia alla già minata figura paterna. Così aumenterà anche la conflittualità endofamiliare e aumenterà la confusione. Credo che le priorità siano altrove».

Foto in copertina di repertorio: Sandra Seitamaa per Unsplash

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