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Ballo delle debuttanti vietato alle coppie Lgbtq+ a Prato, la studentessa esclusa: «Perché io non posso?»

A parlare è Vanessa (nome di fantasia) a cui è stata negata la possibilità di andare al ballo delle debuttanti con la persona che ama. La “sua” colpa? Non avere un ragazzo ma una ragazza

Le coppie omosessuali non possono partecipare al ballo delle debuttanti, previsto per il 18 giugno a Prato e organizzato dal Convitto nazionale Cicognini. O eterosessuali o niente. Ed è subito bufera. Il ballo, fortemente voluto dalla preside Giovanna Nunziata (che ha voluto riprendere le vecchie tradizioni), è riservato agli studenti dell’ultimo anno, quelli che si apprestano ad affrontare la tanto temuta maturità, in questo caso in uno dei licei più prestigiosi della Toscana dove studiò persino Gabriele D’Annunzio. Ma per Vanessa – questo il nome di fantasia – non c’è spazio. Il motivo? Non ha un ragazzo ma una ragazza. Questa la sua “colpa”.


La 18enne, dunque, non potrà scendere in pista, non potrà ballare, dovrà limitarsi a guardare da lontano il fratello con la fidanzata. Incredibile. «Avrei voluto invitare una ragazza che mi piaceva, mi hanno detto che non è possibile. Posso solo invitare un ragazzo ma non mi interessa andare con uno sconosciuto. Avrebbe un senso partecipare al ballo se accanto a me ci fosse una persona che amo e per la quale affrontare tutti gli impegni e i costi della serata», ha raccontato Vanessa a Flavia Amabile del quotidiano La Stampa.


I corsi di valzer e l’acquisto del vestito

Quando la giovane liceale parla di «costi e impegni», si riferisce al fatto che, per andare al ballo delle debuttanti, bisogna prima di tutto acquistare un vestito da cucire su misura e poi frequentare ogni venerdì un corso di valzer. Non ci si improvvisa. Ma tanto Vanessa questo problema non può nemmeno porselo visto che per lei le porte restano, inspiegabilmente, chiuse. Questione che, peraltro, lei e ad altri ragazzi e ragazze, compreso un rappresentante d’istituto, avevano già posto alla preside che, stando al loro racconto, si è sempre rifiutata di accogliere la proposta di modifica. «È bene cambiare ma non bisogna sovvertire tutto, ci ha detto la preside». 

«Un’istanza che non potevamo avallare, perché si tratta di una tradizione centenaria sulle cui dinamiche non sono io a decidere […] Io sarei favorevole a proporre un cambiamento, ma solo a partire dal prossimo anno», così si sarebbe giustificata la dirigente scolastica. «Ci sono rimasta male, è stata una grande delusione, ancora adesso sono triste e mi torna la rabbia se ci penso. Sono stata privata di una cosa normale come ballare», ha detto la ragazza esclusa dal ballo. Il 18 giugno, comunque, andrà al ballo ma si limiterà ad accompagnare il fratello: «Potrò soltanto guardarlo mentre ballerà con la sua fidanzata. Perché non posso farlo pure io?».

«Mi hanno impedito di vivere un momento unico»

A denunciare pubblicamente i fatti è stata l’Arcigay di Prato e Pistoia: «Il contrasto a un fenomeno diffuso e particolarmente dannoso per la libertà di esprimersi, di amare, della piena realizzazione di sé come l’omolesbobitransfobia passa anche dall’inclusione di realtà e persone costrette troppo spesso ai margini della nostra società e la cui esistenza e i loro diritti non sono riconosciuti e tutelati». La preside, in realtà, ha già risposto all’associazione spiegando i motivi del suo no: si è detta pronta a modificare lo statuto ma non quest’anno, non si potrebbe fare così in fretta, ha sostenuto.

«A settembre non sarò più al Convitto, mi hanno impedito di vivere un momento unico che non si ripeterà più. I tempi del liceo non tornano. Vuol dire chiudere male un percorso durato cinque anni dentro un istituto dove non avevo mai subito discriminazioni. Tutti mi hanno sempre accettata senza pregiudizi. Gli insegnanti mi hanno aiutata molto», ha replicato Vanessa.

Altre coppie discriminate

E non è finita qui: secondo Repubblica almeno due sarebbero state le coppie di studentesse e studenti omosessuali a cui sarebbe stata negata la possibilità di presentarsi al ballo di fine anno con il proprio partner. «Quanto accaduto è inaccettabile, ricordiamo alla preside del Cicognini che in Italia esistono le unioni civili, che anche se non sono il matrimonio, riconoscono legalmente le coppie Lgbt+. Pertanto non riconoscere le coppie Lgbt+ a scuola, oltre che essere discriminatorio è anche contro le leggi in vigore», ha tuonato, infine, Fabrizio Marrazzo, portavoce del Partito Gay per i Diritti Lgbt+, Solidale, Ambientalista e Liberale. «Chiediamo al ministro Bianchi di intervenire e far cambiare il regolamento della scuola».

Foto in copertina: Norbu GYACHUNG su Unsplash

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