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Draghi in Senato: «Lavorare al cessate il fuoco, ma sarà Kiev a decidere quale pace accettare» – I video

Il presidente del Consiglio: «Abbiamo una posizione solida in favore della pace, ma è grazie alle armi che l’Ucraina ha potuto resistere»

Il presidente del Consiglio Mario Draghi si presenta in Senato per parlare della guerra in Ucraina e dell’invio di armi da parte dell’Italia. E’ una informativa senza voto finale, anche se dopo l’intervento di Draghi è già previsto un breve dibattito. Poco prima che iniziasse a parlare il presidente del Consiglio, è stata sconvocata la commissione Esteri, casus belli di ieri nella maggioranza, rinviata al 24 maggio. Il premier ha detto subito che si tratta di una informativa a tutto campo, dalla situazione militare a quella umanitaria, alimentare ed energetica: «La guerra è giunta al suo 85esimo giorno, ma la speranza da parte dell’Esercito russo di conquistare il paese si è scontrata con la convinta resistenza da parte dell’Ucraina. L’avanzata russa procede molto più lentamente del previsto, le forze ucraine hanno ripreso il controllo di Kharkiv e riescono ad evitare l’occupazione di Donetsk». A questo si sommano il numero di vittime in continua crescita, come pure quello degli sfollati: «Sono stati individuati 9 mila corpi a Mariupol e sono state rintracciate fosse comuni nei dintorni di Kiev. Il numero di sfollati interni è arrivato a 7,7 milioni di persone, circa 6 milioni, soprattutto donne e minori, hanno lasciato l’Ucraina per andare in paesi vicini, quasi un cittadino su 3 ha lasciato la propria casa».


Ma l’emergenza, aggiunge, il premier, può diventare mondiale soprattutto per le conseguenze della mancanza del grano, di cui Russia e Ucraina sono produttori fondamentali per molti paesi: «Il rischio è che la crisi umanitaria diventi anche alimentare, Russia e Ucraina sono responsabili del 25% delle forniture di grano nel mondo e 26 paesi dipendono da loro». Anche per questo motivo, dice Draghi, è indispensabile un rapido cessate il fuoco: «Per impedire che la situazione umanitaria si aggravi dobbiamo raggiungere rapidamente un cessate il fuoco, è la posizione italiana ed europea che ho espresso anche al presidente Biden. La nostra posizione è ancorata nell’area atlantica e dell’Unione europea».


Il lavoro per la pace e con la Nato

Chiaro il riferimento alle polemiche interne al nostro paese, quando il premier ha parlato di quale potrà essere la strada per la pace: «E’ importante mantenere un canale di dialogo aperto con la Russia, ma dovrà essere l’Ucraina a stabilire che tipo di pace voglia». E a proposito delle armi inviate a Kiev, tema di polemica soprattutto da parte di Lega e Movimento cinque stelle: «Se oggi è possibile discutere di pace e di dialogo è perché l’Ucraina ha potuto difendersi. Il governo ha sempre riferito sulle forniture militari al Copasir, agendo in linea con le indicazioni date dal parlamento. Ringrazio la maggioranza e la principale forza di opposizione per il sostegno dato in questa crisi, il governo intende continuare a muoversi nel solco della risoluzione approvata e a tenere alta la pressione sulla Russia, anche attraverso sanzioni». Fermo l’appoggio all’adesione della Finlandia e della Svezia alla Nato: «L’ho confermato anche ieri durante il mio incontro con la premier finlandese Marin». L’affiancamento alla Nato continuerà, anche con l’invio di più militari (con buona pace della parte della maggioranza che vorrebbe un ruolo più defilato): «Siamo pronti a rafforzare in Ungheria e Bulgaria il nostro impegno con rispettivamente 250 e 750 unità in linea con l’azione dei nostri alleati e valutiamo il sostegno alla Romania per lo sminamento marittimo del Mar Nero e anche alla Slovacchia nella difesa antiaerea».

Energia ed emergenza alimentare

Poi il tema delle forniture energetiche: «Il nostro obiettivo è incrementare non solo le forniture di gas naturale, ma anche investire sulla produzione di rinnovabili. L’energia rinnovabile è l’unica strada per affrancarci dalle importazioni di combustibili fossili e rendere lo sviluppo davvero sostenibile – ha detto Draghi – Potremo essere indipendenti dal gas russo nel secondo semestre del 2024, ma i primi effetti si vedranno già nell’autunno di quest’anno. Abbiamo stanziato 30 miliardi di euro solo per quest’anno, per far fronte all’emergenza energetica, concentrandoci sulle famiglie delle fasce economiche più deboli e sulle imprese a grande consumo energetico». Ma la preoccupazione italiana, aggiunge Draghi, riguarda anche l’uscita del grano dai porti ucraini: «Se i porti sono stati minati dall’Ucraina è importante che ora vengono sminati per evitare una emergenza umanitaria».

Foto Ansa | Draghi in Senato. Video Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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