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Galli cauto sul vaiolo delle scimmie: «Non fasciamoci la testa: non sembra capace di un’epidemia»

Secondo l’ex direttore di Malattie infettive al Sacco di Milano, quel che è necessario ora è ricostruire il percorso del virus nei casi noti: «per capire da dove è arrivato e agire di conseguenza»

Invita alla cautela il prof. Massimo Galli a proposito dei casi di vaiolo delle scimmie individuati all’ospedale Spallanzani di Roma e nel resto d’Europa. L’ex direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano dice all’Adnkronos che questa volta «non è il caso di fasciarsi la testa», fiducioso nel fatto che ci troviamo davanti a un virus «che non sembra avere le caratteristiche per mettere in piedi un’epidemia in ambito umano». Galli ha spiegato che in questo frangente ci troviamo «a che fare con un virus a Dna, stabile rispetto a quelli a Rna, che somiglia a quello del vaiolo ma è tutta un’altra storia. E soprattutto – aggiunge Galli – questo patogeno non si è evoluto nella nostra specie, e nemmeno nelle scimmie a dire il vero. Per quello che sappiamo al momento: viene direttamente dal mondo animale, crea un certo numero di infezioni, poi si autolimita». Secondo il virologo comunque sui casi isolati in questi giorni è necessario: «cercare il bandolo della matassa, per capire da dove è arrivato il virus e agire di conseguenza».


I precedenti

Le rassicurazioni di Galli si basano anche su come si stiano manifestando i sintomi nei soggetti contagiati: «di solito, nelle persone infettate le manifestazioni sembrano essere lievi. Negli Usa, quando nel 2003 c’è stato un focolaio con 70 casi, non c’è stato nemmeno un morto». Mentre per i casi di oggi, Galli ricorda che si conoscono due ceppi: «uno dell’Africa occidentale, trasmesso, probabilmente, da un particolare ratto di notevoli dimensioni e che fu all’origine dei casi del 2003 negli Sati Uniti. L’altro ceppo è quello dell’Africa centrale, che verosimilmente si trasmette attraverso scoiattoli. Dei milioni di animali importati dalle aree tropicali in Europa o nel Nord America, come compagnia o “decorazione” – aggiunge Galli – ci possono essere esemplari che ci portano regalini non piacevoli».


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