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L’insegnante 24enne sopravvissuta nell’Azovstal, le sere di giochi sotto le bombe con i bambini: «Ma sul sangue dei feriti non potevo mentire con loro»

Ex insegnante di francese, ha passato due mesi nei sotterranei dell’acciaieria insieme a 17 bambini

La fantasia per sfuggire all’orrore: la storia di Anna Zaitseva, raccontata oggi dall’inviato di Repubblica Fabio Tonacci, è quella di una mamma che ha passato 65 giorni all’Azovstal, l’acciaieria di Mariupol’ bersagliata incessantemente dalle truppe russe, insieme a 17 bambini. Prima dell’invasione in Ucraina la donna, 24 anni, era un’insegnante di francese: da quando si è ritrovata segregata nei corridoi arrugginiti dell’acciaieria insieme a ragazzi dai 4 ai 12 anni, ha fatto di tutto per distrarli dalla guerra. Così il suono delle bombe è diventato il pretesto per cantare, grazie anche al contributo di suo padre Oleg, ex musicista, che incitava i bambini a battere le mani a tempo con i missili caduti. La sera, prima di addormentarsi, venivano lette a lume di candela le avventure di Robinson Crusoe.


Una volta invece, per sedare la fame dei piccoli, Anna Zaitseva li ha coinvolti nel gioco della Caffetteria: «Abbiamo disegnato frutta, verdura, coca cola e biscotti su pezzi di carta», ha raccontato, «loro venivano da me a comprare il cibo pagando con banconote finte». Anche se qualcuno era più difficile da convincere: «Svitlana, una bimba di 6 anni, era disperata, sono riuscita a calmarla con la scommessa della torta al cioccolato: se resisteva senza piangere, una volta fuori gliene avrei comprata una intera tutta per lei, con la glassa».


«Non ho più visto mio marito, so che è ferito»

Un mondo parallelo mentre la realtà quotidiana aveva un aspetto decisamente diverso: dieci metri sotto terra, senza acqua né elettricità, i bisogni fisici venivano espulsi in secchi di metallo che si provava a tenere lontano dalla zona dormitorio. Raggiungere la toilette in superficie, così come affacciarsi per cercare il sole, poteva costare la vita. Zaitseva racconta di un’anziana che si è vista esplodere uno specchio addosso, dopo un colpo di mortaio ed è tornata nei sotterranei tutta insanguinata. Una scena difficile da tenere nascosta ai bambini: «Ho detto loro la verità – aggiunge Zaitseva – perché non volevamo che sottovalutassero i pericoli. Gli ho spiegato che il mondo è diviso in buoni e cattivi, e i cattivi stavano facendo del male ai buoni».

Il tentativo costante nei sotterranei della Azovstal era quello comunque di distrarre i più piccoli costantemente: «Organizzavamo mini concerti, abbiamo festeggiato sei compleanni regalando fiori di carta e un libro illustrato fatto dai bimbi. L’8 marzo i maschietti hanno cantato una canzone rap per le donne». Anna ha un figlio, Svyatoslav, di appena sei mesi, di cui 2 passati all’Azovstal. Suo marito Kirill era un operaio dell’acciaieria, ma dopo l’invasione si è arruolato nel Reggimento Azov: «L’ultima volta che ci siamo abbracciati era l’11 marzo, eravamo nei cunicoli», ha proseguito Anna, «gli ho promesso che se torna vivo gli darò la figlia femmina che tanto vuole. Non l’ho più visto, so che è ferito ed è a Novoazovsk, in mano ai russi. Mi ha mandato una lettera».

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