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Crisi del cibo imminente, l’allarme della Fao: «750 mila persone verso morte per fame». Il report sulle zone a rischio

Agire ora è fondamentale o quasi un milione di persone morirà di stenti, evidenzia il rapporto delle agenzie dell’Onu

«750 mila persone stanno andando incontro a inedia e morte». Lo rivela un nuovo rapporto di due organi dell’Onu: la Fao (Food and Agriculture Organization) e del Wfp (World Food Programme), che indica come cause principali del rischio «conflitti, condizioni meteorologiche estreme, shock economici, impatti persistenti del Covid-19 e gli effetti a catena della guerra in Ucraina». Vengono prese in esame 20 aree, sei delle quali sono a rischio estremo. «Le condizioni ora sono molto peggiori rispetto alla primavera araba del 2011 – scrivono le agenzie del rapporto – e alla crisi dei prezzi alimentari del 2007-2008, quando 48 paesi sono stati scossi da disordini politici, rivolte e proteste».


Le cause: cambiamento climatico, Covid-19 e guerra in Ucraina

Il rapporto fa notare come le zone più colpite da fame e carestie siano quelle che già si trovavano in estrema difficoltà, aggiungendo però che verranno la fame si abbatterà anche su «milioni di famiglie che fino ad ora hanno quasi tenuto la testa fuori dall’acqua». Nel rapporto si legge che siccità, inondazioni e, uragani e cicloni, che distruggono i raccolti e decimano i capi di bestiame, fanno parte di una «nuova normalità», a cui si somma incremento della popolazione del 22% rispetto al 2021 nelle aree più in difficoltà. Inoltre, si legge di un «recupero iniquo» tra nord e sud del mondo dalla pandemia da Covid-19 e di prezzi del cibo e dell’energia in «costante crescita» esasperati dall’inflazione, dalla carenza di materie prime e dal caro fertilizzanti dovuti alla guerra in Ucraina.


Le aree più colpite

Nello specifico, destano preoccupazione le anomalie climatiche de La Niña – fenomeno meteorologico che causa scarsa piovosità in alcune aree del mondo e forti precipitazioni in altre – in corso ormai dal 2020 e «che dovrebbero continuare fino al 2022». Queste sono alla base una siccità mai vista in sei aree Etiopia, Somalia e Kenya e – parallelamente – devastanti inondazioni in Sud Sudan, oltre a una riduzione delle precipitazioni in Afghanistan. Gli altri Paesi a rischio estremo indicati dal rapporto sono Yemen e Nigeria.

L’appello del Direttore Esecutivo

«Siamo profondamente preoccupati per l’impatto combinato di crisi sovrapposte che mettono a repentaglio la capacità delle persone di produrre e accedere agli alimenti, spingendo altri milioni di persone a livelli estremi di insicurezza alimentare acuta», ha dichiarato il Direttore Esecutivo del Wfp David Beasley. Il rapporto evidenzia che è fondamentale agire ora per evitare che centinaia di migliaia di persone muoiano di stenti.

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