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Regno Unito, resta alta la tensione attorno a Johnson. L’ex leader dei Tory: «Deve andarsene»

Il leader dei liberaldemocratici, Ed Davey, ha annunciato una mozione dimostrativa di sfiducia anche alla Camera dei Comuni

La mozione di sfiducia contro Boris Johnson, coinvolto nel cosiddetto scandalo Partygate, non è passata. Ma la tensione attorno al primo ministro britannico resta elevata. L’opposizione, con laburisti e indipendentisti scozzesi dell’Snp in testa, definisce Johnson un «cadavere ambulante» e si scaglia contro il suo partito, quello dei conservatori, accusandolo di averlo coperto nonostante lo scandalo. I 211 deputati che hanno deciso di votare a favore di Bojo vengono definiti «senza spina dorsale», mentre William Hague, ex ministro ed ex leader Tory schierato in passato con BoJo sulla Brexit, evoca le dimissioni del premier. Gli fa eco Tobias Ellwood, a capo dei 148 votanti contrari, che rifiuta di accettare il risultato di ieri a meno che il gabinetto non avvii un percorso per impedire che Johnson sia alla guida dei Tory nelle prossime elezioni.


Johnson: «Andiamo avanti senza polemiche»

Il leader dei liberaldemocratici, Ed Davey, ha annunciato una mozione dimostrativa di sfiducia anche alla Camera dei Comuni. Una mozione di fatto simbolica e volta prevalentemente a creare ulteriore imbarazzo intorno alla figura del primo ministro, senza poterne realmente intaccare la posizione, dal momento che i Tory hanno una maggioranza di un’ottantina di seggi e non sono alla ricerca di elezioni anticipate. Proprio a questa maggioranza si è rivolto oggi Johnson, incitandola ad «andare avanti» mettendosi alle spalle le polemiche per lavorare a una serie di misure sul tavolo, tra cui lo snellimento della burocrazia, la riforma della sanità e il taglio delle tasse per fronteggiare la crisi economica scaturita dalla guerra in Ucraina. Nonostante la stampa britannica dipinga BoJo come «umiliato» e «ferito», diversi membri del governo – dal vicepremier Dominic Raab al titolare della Salute Sajid Javid – hanno definito l’esito del voto di fiducia «nuova linfa al mandato» di Johnson alla guida del partito e del Paese.


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