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Referendum sulla giustizia: l’affluenza sarebbe la più bassa di sempre

Sarebbe stato battuto il record negativo del 2009; L’affluenza più alta nel 1974, per la legge sul divorzio

Per il referendum costituzionale sulla giustizia raggiungere il quorum è sembrato subito un miraggio: dei 51,5 milioni di elettori chiamati a esprimersi su cinque quesiti oggetto delle votazioni, al mattino si era recato alle urne il 5%. I dati del Viminale, aggiornati alle 24 del 12 giugno danno un risultato clamorosamente basso: alle 23 l’affluenza si sarebbe attestata al 16,45%, secondo gli exit poll di Opinio/Rai sarebbe comunque tra il 20 e il 25% degli aventi diritto. Gli italiani erano chiamati ad esprimersi sulla legge Severino, le misure cautelari, la separazione delle carriere e le valutazioni dei magistrati, e le candidature per il Csm. Per essere valida, la consultazione promossa dai radicali e dalla Lega avrebbe dovuto raggiungere il 50 per cento dei voti più uno degli aventi diritto. Per il leader del carroccio Matteo Salvini, il fiasco registrato nell’affluenza elettorale sarebbe colpa dei media: «Lo sconcio è la censura, il silenzio, il bavaglio che vengono nascosti da troppe televisioni e troppi politici mentre è solo un’occasione storica per milioni di italiani per far le riforme che la politica non ha fatto in trent’anni», ha dichiarato.


Gli italiani e il voto referendario: una storia di alti e bassi

Si tratta del primo referendum abrogativo indetto nel nostro Paese dal 2016, anno del cosiddetto «referendum delle trivelle», che aveva chiamato gli elettori alle urne per decidere se abrogare la norma che prorogava le concessioni per l’estrazione degli idrocarburi. In quell’anno, l’affluenza si fermò al 31,2%, e il quorum non venne dunque raggiunto. Tuttavia in passato si registrarono dati più disastrosi, come nel caso del referendum del 15 giugno 1997 per l’abolizione dei poteri speciali riservati al Ministero del tesoro nelle aziende privatizzate (affluenza al 30,2%), di quello tenutosi a quattro giorni di distanza per l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti (30%), o quello del 12 e 13 giugno 2005 riguardo la procreazione medicalmente assistita (25.5%). In altri 13 episodi, l’affluenza è stata inferiore a quella del 2016. Nella storia del nostro Paese, si contano 67 quesiti referendari: solo per 39 di essi, tuttavia, è stato raggiunto il quorum.


Affluenza agli antipodi: il caso del 2009 e del 1974

Il dato dell’affluenza al 20-25% secondo gli exit poll rappresenta un minimo storico: il record in negativo finora andava al referendum del giugno 2009, che aveva per oggetto l’elezione della Camera dei deputati, nello specifico l’abrogazione della possibilità di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste. In quell’occasione, solo il 23,31% degli aventi diritto si recò alle urne. Il referendum più partecipato di sempre nel nostro Paese resta invece quello per la legge sul divorzio del 1974: l’abrogazione della legge Fortuna-Baslini (che aveva introdotto il divorzio in Italia nel 1970), promossa dal giurista cattolico Gabrio Lombardi, trascinò al voto ben l’87,7% degli aventi diritto. Per un pelo, con poco meno del 60%, vinse il «no» all’abrogazione della norma, infliggendo un duro colpo alla Democrazia Cristiana e al Vaticano.

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