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Morto Fabio Ridolfi: oggi aveva iniziato la sedazione profonda

«Fabio è morto senza soffrire, dopo ore di sedazione e non immediatamente come avrebbe voluto» hanno fatto sapere Filomena Gallo e Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni

La famiglia Ridolfi ha dato notizia della morte di Fabio, il 46enne di Fermignano (Pesaro-Urbino), che ha scelto la revoca del consenso alla nutrizione e alla idratazione artificiali. Nel pomeriggio aveva avviato la sedazione profonda. «Fabio Ridolfi è morto senza soffrire, dopo ore di sedazione e non immediatamente come avrebbe voluto» hanno fatto sapere Filomena Gallo e Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni. Inchiodato a letto da 18 anni a causa di una tetraparesi, Ridolfi si era sottoposto a tutte le visite del caso dallo scorso 15 marzo. Poi a maggio la sua denuncia sulla mancata risposta dell’azienda sanitaria locale alla richiesta fatta due mesi prima. Terzo italiano a richiedere il suicidio assistito, il 46 enne è stato il primo a uscire dall’anonimato per portare alla luce la sua causa. «Lo Stato mi ignora, ho deciso per la sedazione profonda», aveva detto tramite il suo puntatore oculare, l’unico strumento con cui fino a oggi era riuscito a comunicare. «Dopo una lunghissima attesa, il 19 maggio scorso aveva ottenuto il via libera dal Comitato etico che aveva verificato la sussistenza dei requisiti ma non aveva indicato le modalità né il farmaco che Fabio avrebbe potuto autosomministrarsi”, ricorda ora l’associazione Luca Coscioni. E ancora: «Da quattro mesi aveva chiesto l’aiuto medico al suicidio, rientrando nelle condizioni previste dalla Corte costituzionale ma una serie di incredibili ritardi e di boicottaggi da parte del Servizio sanitario l’hanno portato a scegliere la sedazione profonda e la sospensione dei trattamenti di sostegno vitale in corso». Una «scelta di ripiego», come anche Ridolfi l’aveva definita durante il suo annuncio. «E’ ricorso alla soluzione che avrebbe potuto percorrere senza aspettare il parere mai ricevuto», continua l’Associazione. «Ci uniamo innanzitutto al dolore della famiglia di Fabio. Da domani continueremo a batterci affinché non si ripetano simili ostruzionismi e violazione della volontà dei malati. Continueremo in ogni caso a fornire aiuto diretto alle persone che si rivolgeranno a noi per far valere il loro diritto di decidere sulla propria vita».


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