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Suicidio assistito, la beffa per Mario nelle Marche: dovrà pagare 5mila euro per farmaco e apparecchiature

09 Giugno 2022 - 19:06 Redazione
Una denuncia penale per omissione di atti d'ufficio nei confronti dell'azienda sanitaria unica delle Marche (Asur) che non ha dato seguito alla verifica delle condizioni di accesso al suicidio assistito come previsto nella sentenza della Corte Costituzionale su caso Cappato/Dj Fabo e come disposto dal collegio del Tribunale di Ancona in sede di reclamo. Il caso, hanno riferito oggi, 26 agosto 2021, il tesoriere dell'Ass. Coscioni, Marco Cappato, e uno dei legali, l'avv. Filomena Gallo, è quello di Mario (nome di fantasia), 43enne ex autotrasportatore marchigiano, tetraplegico da dieci dopo un incidente stradale, che da un anno chiede all'azienda sanitaria il suicidio assistito: dopo il diniego dell'Asl e un primo no del giudice, in sede di reclamo il collegio ha accolto l'istanza disponendo che l'Asur verifichi le condizioni del 43enne al fine di procedere. Una decisione a cui l'Asur non ha dato seguito: dopo una diffida ad attivare la procedura, è stata ora depositata la denuncia alla Procura di Ancona a carico dell'azienda sanitaria regionale, nella persona del rappresentante legale, cioè della direttrice generale.
ANSA/ DANIELE CAROTTI
Il primo a poter ricorrere al suicidio assistito, dovrà farsi carico delle spese. L'associazione Coscioni ha lanciato una colletta
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Mario, 44 anni, marchigiano, completamente paralizzato da 12 anni dopo un incidente stradale che gli ha stravolto la vita sarà la prima persona in Italia a poter scegliere legalmente il suicidio assistito. Dovrà farsi carico però di 5mila euro di spese per l’acquisto del farmaco e delle apparecchiature per l’infusione. A denunciare è l’Associazione Coscioni: «In assenza di una legge lo Stato non si fa carico dei costi dell’assistenza al suicidio assistito», spiega, «non eroga il farmaco, non fornisce la strumentazione idonea e il medico». Per queste ragioni Coscioni ha lanciato una raccolta fondi per aiutare Mario. Pochi giorni fa l’Associazione aveva riportato le volontà di Fabio Ridolfi, il 46enne di Fermignano immobilizzato da 18 anni a letto a causa di una tetraparesi. «Ha scelto di porre fine alle sue sofferenze tramite la sedazione profonda e continua», ha fatto sapere Coscioni. E a spiegare le motivazioni tramite il puntatore oculare era stato proprio Ridolfi: «Lo Stato mi ignora. A questo punto scelgo la sedazione profonda e continua anche se prolunga lo strazio per chi mi vuole bene».

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