A 12 anni come uno schiavo a pulire la stalla, genitori condannati: la scoperta della prof a scuola e la domanda sul regalo al papà
In paese la famiglia di Montebelluna, in provincia di Treviso, godeva di ottima reputazione, e proprio per questo gli investigatori erano partiti con qualche perplessità. I segni sul corpo del ragazzino, però, avevano insospettito i carabinieri, e a dissipare i dubbi erano arrivate poi le intercettazioni ambientali e le riprese audio-video disposte all’interno dell’abitazione, come ricostruisce il Corriere del Veneto. Telecamere e microfoni, installati in cucina e in salotto, avrebbero documentato giorno dopo giorno violenze, minacce e umiliazioni. Il processo di primo grado si è chiuso con due condanne a carico di madre e padre.
Come è nata l’inchiesta sulla famiglia di Montebelluna
Tutto è partito da una domanda fatta a scuola il giorno della festa del papà. L’insegnante di sostegno aveva chiesto al ragazzino se avesse preparato un regalo per il padre, e lui era scoppiato in lacrime rispondendo: «Io non festeggio, mio papà è cattivo e mi picchia di continuo». La docente ha informato la dirigente scolastica e la segnalazione è arrivata subito alla Procura di Treviso. Il pubblico ministero Davide Romanelli e i carabinieri di Montebelluna hanno disposto l’audizione protetta del minore, ascoltato a scuola. Il ragazzino ha raccontato di essere costretto ad alzarsi all’alba per spalare il letame e pulire la stalla di famiglia, senza tempo per i compiti, e di essere punito con una cintura usata come una frusta per ogni minima disobbedienza.
Cosa hanno documentato le telecamere in casa
Le riprese, secondo l’accusa, mostrano il padre mentre urla, bestemmia e colpisce il figlio in lacrime, intimandogli di stare zitto per non prenderne ancora. La madre, stando alla ricostruzione accusatoria, assisteva alle scene senza mai intervenire per difenderlo. Alcune settimane dopo l’avvio delle registrazioni, l’ennesimo pestaggio ha spinto i carabinieri a entrare nell’abitazione e ad arrestare il padre.
Quali pene hanno ricevuto i genitori e dove vive ora il ragazzino
Il Tribunale di Treviso ha condannato il padre a 5 anni e 6 mesi di reclusione e la madre a 4 anni. Per entrambi è stata disposta la sospensione della responsabilità genitoriale, per 11 anni per lui e 8 per lei, insieme all’interdizione dai pubblici uffici, perpetua per l’uomo e temporanea per la donna. I due dovranno versare una provvisionale di 50 mila euro, in attesa che il giudice civile quantifichi il risarcimento definitivo. I difensori, Silvia Biscaro e Chiara Scotta, hanno annunciato ricorso in Appello. Il ragazzino, ormai prossimo ai 14 anni e assistito dagli avvocati Chiara Mazzocato e Daria Bissoli, vive in una comunità protetta e ha una tutrice che lo segue. Mantiene i contatti con i vecchi compagni di classe e con la professoressa che aveva raccolto la sua richiesta d’aiuto.

