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«Navalny trasferito in un carcere più duro», lo spostamento dopo la condanna di 9 anni per frode

Il trasferimento è scattato dopo la condanna dell’attivista a 9 anni per frode e oltraggio alla corte in una colonia a regime rigoroso. Contro quella sentenza Navalny aveva anche perso il ricorso al tribunale di Mosca lo scorso 24 maggio

L’attivista russo Alexei Navalny, in carcere dal gennaio 2021, sarebbe stato trasferito dalla colonia penale dove era detenuto: la notizia era già stata data ieri dalla sua portavoce, Kira Yarmysh, che dichiarava di non essere a conoscenza della destinazione del trasferimento. Il presidente della Commissione di monitoraggio pubblico della regione di Vladimir, Sergey Yazhan, citato dall’agenzia russa Interfax, ha fatto sapere oggi 15 giugno che l’attivista è stato portato in una «colonia a regime rigoroso», che si trova nel villaggio di Melehovo, nella regione di Vladimir, dove si trovava in precedenza. Il trasferimento sarebbe avvenuto dopo la condanna di Navalny a nove anni e una multa di 1,2 milioni di rubli per frode e oltraggio alla corte nel caso Yves-Rocher. Navalny aveva impugnato la sentenza, ma lo scorso 24 maggio il tribunale di Mosca aveva respinto il suo ricorso. Sugli allarmi lanciati dallo staff di Navalny nelle ultime ore era intervenuto anche il portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov, che secondo la portavoce dell’attivista Kira Yarmysh avrebbe dichiarato: «Il Cremlino non tiene traccia di dove si trovi Navalny e non condivide le preoccupazioni per la sua sicurezza». Yarmysh ricorda come lo stesso Peskov «due anni fa ha affermato che non c’era Novichok e nessuno stava seguendo Navalny».


Principale oppositore del presidente russo Vladimir Putin in patria, Navalny è stato avvelenato nel 2020 con un agente nervino mentre faceva campagna elettorale in Siberia. Lo scorso marzo, il tribunale di Mosca lo ha condannato a 9 anni di carcere con le accuse di frode “su larga scala” e oltraggio alla corte. Navalny è inoltre accusato di aver dato vita a «un gruppo estremista» con l’obiettivo di «incitare all’odio nei confronti di funzionari e oligarchi» russi. Il Cremlino ha dichiarato «estremiste» anche la rete degli uffici regionali di Navalny e la Fondazione Anticorruzione per motivi di matrice politica.


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