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Armi all’Ucraina, l’ambasciatore russo: «Non tutti in Italia sono d’accordo». Di Nicola (M5s): «Endorsement che ci imbarazza»

«Le armi italiane saranno utilizzate per uccidere militari russi. Questo introduce nelle nostre relazioni bilaterali un altro elemento negativo che non possiamo ignorare», ha detto il rappresentante del Cremlino in Italia, Sergej Razov

L’ambasciatore russo a Roma Sergey Razov non considera l’invio delle armi in Ucraina «un valido mezzo per arrivare alla pace». Nell’intervista rilasciata a Scenari Internazionali fa chiaro riferimento al dibattito politico italiano sullo stesso tema, appoggiando tra le righe le posizioni espresse più volte, in particolare, dal Movimento 5 Stelle. «La logica secondo cui la massiccia fornitura di armi all’Ucraina sarebbe un mezzo per arrivare alla pace mi sembra quantomeno bizzarra. In sostanza si tratta di alimentare all’infinito la situazione di conflitto e di moltiplicare vittime e distruzioni. Questa logica, a quanto mi risulta, è lungi dall’essere condivisa da tutti, anche in Italia», ha detto Razov.


Il senatore pentastellato Primo Di Nicola, molto vicino al ministro degli Esteri Di Maio, in tutta risposta, ha dichiarato: «Le parole dell’ambasciatore russo sull’invio delle armi sembrano purtroppo un plauso alle intenzioni espresse dalla risoluzione M5s che sta girando in queste ore: l’endorsement di Razov a quella che è l’apparente posizione di una parte del M5s ci riempie di imbarazzo e vergogna. Rischiamo di portare il M5S e l’Italia dalla parte sbagliata della storia». E Di Nicola ha poi aggiunto: «Non si può giocare con le alleanze e la sicurezza del nostro Paese. Non possiamo fare un favore a Putin mentre continua a bombare l’Ucraina. Cosa hanno in mente i vertici M5S? Spero ci ripensino per il bene dell’Italia».


«Le armi italiane saranno utilizzate per uccidere militari russi»

L’ambasciatore ha affrontato il tema dell’invio di armi anche in termini diplomatici: «Il fatto è che le armi italiane saranno utilizzate per uccidere militari russi. Questo introduce nelle nostre relazioni bilaterali un altro elemento negativo che non possiamo ignorare». Il problema poi secondo Razov sarebbe anche l’impossibilità «di fare completa chiarezza su chi abbia effettivamente in mano queste armi». E continua: «Oltre alle forze armate regolari, alle operazioni di combattimento in Ucraina partecipano formazioni nazionaliste e territoriali, che non sono sotto il controllo di Kiev o non lo sono completamente. Dove finiranno queste armi e in quali regioni al di fuori dell’Ucraina saranno utilizzate in futuro sono domande a cui non c’è risposta».

«L’Italia non riuscirà a sostituire il nostro gas»

In quanto alla sempre più complicata questione del gas, l’ambasciatore non ha dubbi: «La Russia è da decenni un partner affidabile sotto ogni punto di vista e le esportazioni russe costituiscono uno degli assi portanti della sicurezza energetica dell’Italia», spiega. «Ora i partner occidentali, come punizione per l’indipendenza e l’autonomia della politica estera russa, introducono l’embargo sulle forniture e sul trasporto del petrolio russo in Europa e parlano della fine delle importazioni di gas dalla Russia in un prossimo futuro. Chi ne ha bisogno e perché? Dopo tutto è chiaro che non sarà possibile sostituire rapidamente le forniture dei gasdotti russi, nonostante i negoziati dell’Italia in corso Algeria, Azerbaigian, Egitto, Angola e diversi altri Paesi».

«Canali diplomatici bloccati? Colpa di Roma»

Razov parla poi di un dialogo attualmente più che compromesso con Roma, ma a sua detta non per colpa di Mosca. «La Russia non è assolutamente responsabile del blocco dei canali diplomatici. Non siamo noi i promotori del continuo degrado delle nostre relazioni bilaterali. Non è la Russia a congelare i contatti politici ad alto livello ed i meccanismi e i formati di interazione consolidati. Non è la Russia che incoraggia le sue imprese a ritirarsi dalla cooperazione reciprocamente vantaggiosa. Non è stata Mosca a dare il via all’espulsione infondata e insensata dei diplomatici. Per non parlare della linea prevalente tra i media italiani nei confronti della Russia e della sua leadership, linea che difficilmente può essere qualificata come amichevole».

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