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Letta: «Una quattordicesima mensilità di stipendio a fine anno per tutti i lavoratori»

Il segretario Pd: un taglio strutturale del cuneo fiscale nel 2023

Il segretario del Partito Democratico Enrico Letta propone un taglio strutturale del cuneo fiscale a partire dal 2023 per dare a tutti i lavoratori una quattordicesima mensilità di stipendio. Una misura che nelle intenzioni di Letta dovrebbe essere finanziata con gli extraprofitti delle imprese energetiche e con l’extragettito dell’Iva. Il segretario del Pd ne parla oggi in un’intervista al QN. Nella quale premette di non credere alla crisi di governo: «Io non vedo rischi per il governo. Vedo la necessità, come maggioranza, di capire come riusciamo a dare la svolta sociale che serve al Paese, perché i prossimi mesi saranno duri per il Paese, per l’economia per le famiglie, per le imprese. Lo stesso Draghi conferma che non vi sono rischi per il governo che noi sosteniamo convintamente».


Letta spiega a Raffaele Marmo che «il governo è nato con questa squadra e con questa maggioranza. Per noi la legislatura terminerà con questo governo e questa squadra. Non immagino che vi possano essere cambiamenti, come appoggi esterni o uscita di qualche partito. Draghi ha detto una cosa simile. Lui non è disponibile a un Draghi-bis o a altre maggioranze. D’altra parte, credo che sia fondamentale che le forze politiche non sovrappongano proprie battaglie all’agenda di governo». Ma soprattutto, prima delle elezioni 2023 c’è un autunno di povertà da combattere: «Sicuramente. E infatti si tratta di costruire la soluzione con gli alleati e il governo, ma io immagino un’operazione strutturale di taglio del cuneo che parta a gennaio prossimo, ma preceduta da un intervento che si sviluppi nella seconda metà dell’anno per far arrivare ai lavoratori in busta paga una sorta di quattordicesima, una mensilità in più. Una misura che sia finanziata con l’extragettito che c’è e con gli extraprofitti. Tutto questo accompagnato da un intervento per il lavoro povero, al quale sta lavorando il ministro Orlando, in attesa del salario minimo».


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