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L’indignazione di Mario Calabresi per la motivazione del no all’estradizione di Pietrostefani

Il giornalista ha commentato la decisione della Corte d’Appello di Parigi: «Motivazione ridicola e falsa»

Dopo il no della Corte di Appello di Parigi alla richiesta d’estradizione degli ex terroristi arrestati a Parigi il 28 aprile 2021, l’opinione pubblica italiana è spaccata. Ma tra le 10 persone che hanno trovato rifugio in Francia c’è anche Giorgio Pietrostefani, ex dirigente di Lotta Continua, condannato con l’accusa di essere uno dei mandanti dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi, ucciso il il 17 maggio 1972 a Milano e padre del giornalista ed ex direttore di Repubblica, Mario Calabresi. Quest’oggi, l’ex direttore di Repubblica, dopo aver preso visione delle motivazioni della decisione di Parigi, su Twitter ha osservato: «Se i giudici francesi avessero detto che Giorgio Pietrostefani non è compatibile col carcere perché anziano e malato avrei compreso e rispettato. Ma la motivazione usata è ridicola perché falsa: lui non è stato giudicato in contumacia (ossia quando l’imputato non è presente al processo e viene condannato senza aver partecipato, ndr), ma ha sempre partecipato a tutti i processi».


Nelle scorse ore, dopo la decisione di Parigi, Calabresi aveva dichiarato che «mettere oggi in carcere Pietrostefani, condannato per l’omicidio di mio padre, non ha più molto senso, è passato mezzo secolo: è una persona anziana e malata», aggiungendo che «nella vita si può cambiare, queste persone lo avranno certamente fatto, e così si può diventare degli ex terroristi, ma non si può pensare che il tempo possa cancellare la responsabilità o la colpa di aver tolto la vita ad un altro uomo». E il figlio del commissario Calabresi aveva infine aggiunto: «Oggi forse gli ex terroristi festeggeranno per averla scampata per sempre, ma insieme al sollievo, auguro loro di sentire un’emozione diversa: il bisogno di fare i conti con le loro responsabilità e, un istante dopo, il coraggio di fare un passo e contribuire alla verità su quei delitti».


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