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Invalsi 2022, finita la Dad frena il peggioramento dei risultati: ma al Sud ancora tante insufficienze in italiano, matematica e inglese

Il rapporto evidenzia anche come la scuola non riesca ad uniformare l’apprendimento degli studenti che provengono da contesti socio-economici e culturali fragili

Emergono più ombre che luci dai risultati del 2022 delle prove Invalsi. Il rapporto del 2022 evidenzia un divario che non migliora tra Nord e Sud Italia, e un’incapacità della scuola di uniformare l’apprendimento di studenti che provengono dai contesti socio-economico-culturali più poveri. Nella gestione degli allievi fragili fanno particolarmente bene la provincia di Trento e il Veneto. Le migliori scuole elementari si trovano invece in Umbria e Valle d’Aosta. Il test uniformato ogni anno coinvolge oltre gli studenti di seconda e quinta elementare, della terza media, e della seconda e quinta superiore, nelle discipline italiano, matematica – più volte definita «fragile» nella presentazione dei risultati – e inglese. Quest’anno hanno partecipato oltre 2,4 milioni di ragazzi.


Le fatica del Meridione

Nello specifico, in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna, la percentuale di studenti che raggiunge un livello considerato adeguato è sotto la media per tutte e tre le materie in esame. In queste regioni solo circa il 50% degli studenti ha competenze appropriate in italiano (la media nazionale è il 61%). In matematica la differenza è meno marcata: il 55-60% degli scolari raggiunge gli standard, rispetto a una media nazionale del 56%. Il crollo, invece, si ha guardando all’inglese. Nelle regioni meridionali, solo il 35-40% degli studenti legge l’inglese in maniera sufficiente, contro una media nazionale del 78%. Discorso simile per l’ascolto, dove però le percentuali si avvicinano: rispettivamente il 5560%, contro il 62% a livello nazionale. La media nazionale di studenti che raggiunge gli standard fa registrare un –1% nelle competenze di italiano rispetto al 2021, e un +2% in quelle di inglese. Nessuna variazione nello stesso periodo per la matematica. L’Italia non colma il divario con gli altri Paesi Ocse.


Si stabilizzano gli effetti negativi della pandemia

Rimane alta la «dispersione implicita», ovvero quella quota di studenti che, pur non abbandonando la scuola, smette di acquisire le competenze insegnate. Questa era il 7,5% nel 2019; era salita al 9,8% nel 2021 a causa delle difficoltà causate dalla didattica a distanza, soprattutto nei contesti più disagiati. Nel 2022, il dato si attesta al 9,7%, nonostante un consistente miglioramento di Puglia (-4,3%) e Calabria (-3,8%). Si stabilizzano, quindi, gli effetti negativi della pandemia.

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