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La carica di insulti social a Di Maio per l’addio al M5s (e lui intanto sparisce da Facebook)

Sul social network il ministro degli Esteri non pubblica un post dal 13 giugno e sotto l’ultimo sono esplosi commenti al vetriolo. Su Instagram si è “difeso” disabilitando i commenti, ma forse non basta

Dopo l’addio al Movimento 5 Stelle il 21 giugno scorso, Luigi Di Maio centellina sempre più le sue apparizioni sui social. Una virata evidente guardando sia la pagina Instagram, dove il ministro degli Esteri ha 856 mila followers, sia quella Facebook, con una platea da due milioni e mezzo di seguaci, la terza più folta dopo Matteo Salvini (cinque milioni) e Giuseppe Conte (quattro e mezzo). Un primo effetto del “nuovo corso” intrapreso dopo il divorzio dal Movimento, si potrebbe pensare. Ma a ben vedere l’ultimo post del ministro su Facebook risale al 13 giugno, una settimana prima di abbandonare il Movimento. Sulle ragioni di una presenza social sempre più sporadica si possono fare solo ipotesi. Un dato, invece, è incontrovertibile. E cioè che tra i followers di Di Maio proliferano da giorni gli haters.


La carica aggressiva sui social

Su Instagram è un pullulare di insulti e commenti al vetriolo da almeno un paio di settimane, ovvero da quando il ministro ha annunciato il suo addio al partito di Beppe Grillo. È di quattro giorni fa una foto fatta al matrimonio di Pietro Dettori, storico volto della comunicazione grillina, con Iolanda Di Stasio, capogruppo alla Camera di Insieme per il futuro, il nuovo partito dimaiano. Una circostanza privata che non ha affatto inibito l’acredine degli “odiatori”: «Traditori poltronari», «Hai abolito la tua dignità» e «Poltrone e sofà», sono i tre commenti più apprezzati dall’orda degli utenti scatenati, seguiti da insulti e sberleffi di ogni risma.


Tanto che, due giorni dopo Di Maio deve essere passato a una “strategia difensiva”: ha disabilitato i commenti ai post. Fino al 5 luglio, però, quando, forse per distrazione, ha pubblicato una foto insieme a Mario Draghi e alla delegazione italiana ad Ankara, per il III Vertice intergovernativo Italia-Turchia, senza restrizioni. Subito la folla è impazzita. «Perché chiudi i commenti nei post precedenti? Paura?», domanda un hater. E «Vedere questo individuo che firma trattati per conto nostro mi fa rabbrividire», «Ma non ti fai un po’ schifo da solo?» lo incalzano altri.

Il prolungato silenzio su Facebook

Anche su Facebook, dove Di Maio non dà sue notizie da più di due settimane, fioccano provocazioni e illazioni sui motivi del silenzio: «A gigginooooooooo come mai non scrivi più? Ti schifano tutti?», domanda un utente. «Non meriti nemmeno che ti insulti. Che fine che hai fatto!», inveisce un’altra. Un’aggressività difficile da ignorare, soprattutto a valle del divorzio dai pentastellati di cui si raccolgono ancora i cocci. Resta da capire se, nell’Italia sempre meno immune dalla carica virale dei social network, il dissenso che il ministro degli Esteri sta raccogliendo, un post dopo l’altro, si tradurrà in un effettivo indebolimento della sua immagine politica. E, quindi, del consenso.

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