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Virginia Raggi via dal M5s? Le ambizioni dell’ex sindaca e le proteste in chat per l’«inceneritore» a Roma

È arrabbiata con Conte per il termovalorizzatore e i poteri speciali. Ma non andrà con Di Maio

L’ex sindaca di Roma Virginia Raggi è molto arrabbiata con Giuseppe Conte. Alla base di tutto c’è una telefona tra l’ex premier e il suo ministro dell’Economia dell’epoca, ovvero Roberto Gualtieri. Nel colloquio il primo cittadino della Capitale ha spiegato all’ex Avvocato del Popolo che il termovalorizzatore a Roma serve. «Non ci sono alternative, vedi anche tu in quali condizioni versa Roma oggi. In questo momento non abbiamo tempo per soluzioni sperimentali (un riferimento alla proposta di Grillo sull’ossidocombustione, ndr). Tra due anni c’è il Giubileo», ha detto Gualtieri a Conte.


Ma il ragionamento non è piaciuto a Raggi. «Quindi ricapitoliamo: a Roma adesso arrivano i fondi extra per il Giubileo, i fondi per la Capitale, i poteri straordinari per la Capitale, i poteri commissariali al sindaco sui rifiuti e i poteri da commissario per il Giubileo. Potrebbe arrivare anche Mazinga… Se li stavano a tenere tutti in canna…», ha scritto nel gruppo Whatsapp “Quelli che l’M5S” secondo quanto riporta oggi Repubblica.


I poteri speciali per Roma

Il riferimento di Raggi è ai poteri speciali per la Capitale, chiesti in molte occasioni da lei al M5s forza di governo senza risultati. «Questa cosa dei numeri (mancanti) non regge…», commenta adesso lei. Rimarcando la sua distanza dall’attuale gestione. E cominciando anche a pensare a un suo futuro lontano dal Movimento. La Stampa scrive che sarebbe addirittura questione di giorni: il momento giusto sarà proprio quando in Senato arriverà il Dl Aiuti con l'”inceneritore” (o meglio: termovalorizzatore) per Roma.

Secondo il quotidiano la voglia di candidarsi nel 2023 aveva fino ad oggi frenato l’ex sindaca. Ma per Raggi sarebbe stata necessaria una deroga particolare, visto che è stata consigliera, sindaca ed ancora consigliera oggi. Invece Grillo per ora ha chiuso alle riforme del doppio mandato.

Per questo lei medita l’addio. Non c’è pericolo però che approdi sulla sponda di Luigi Di Maio. Visto che con il ministro degli Esteri il feeling non è mai stato particolarmente forte. Alessandro Di Battista starebbe invece cercando di frenarla. Anche se nell’aria potrebbe esserci un progetto per una nuova formazione politica. «Ma in quanti la seguirebbero?», si chiede un M5s.

Intanto Stefano Buffagni lancia segnali di pace al governo Draghi sul provvedimento: «Nel decreto aiuti ci sono 14 miliardi che vanno alle persone e non al riarmo, ed è un nostro merito. Servono però risposte sul caro bollette e sulla cessione del credito per il Superbonus, altrimenti andremo incontro a un ulteriore rallentamento dell’economia. Ci aspettiamo un cambio di atteggiamento su questi temi nei prossimi giorni».

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