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Dopo l’irrigidimento di Conte la crisi è quasi certa: se si andrà alle elezioni c’è già una data, il 2 ottobre

di OPEN

Quello delle urne è il finale a cui tutte le forze politiche si stanno preparando

I tessitori sono rimasti all’opera fino alle 21 di sabato sera, quando Giuseppe Conte ha iniziato la sua diretta Facebook: a quel punto tutti, i cento sindaci dell’appello perché il governo vada avanti, Renzi e la sua petizione popolare pro Draghi, e soprattutto Letta e Franceschini impegnati in una febbrile mediazione tra Palazzo Chigi e il M5s, hanno capito che le illusioni svanivano. Il Movimento di Conte ha scelto la rottura, spazzando via lo scenario di una resurrezione del governo con la stessa maggioranza di quando nacque. Resta, debolissima, la possibilità di imbarcare tutti quei parlamentari 5 stelle che ancora ieri notte nella riunione congiunta dei deputati e senatori hanno contestato la linea dura: una maggioranza “con parte del M5s” in cui si immagina la permanenza al governo di D’Incà, il ministro che di quei lealisti pro Draghi è l’emblema.


Ma appare davvero difficile. Restano solo le strade del Draghi bis senza l’appoggio dei 5 stelle (ma è lo stesso premier a continuare a escluderlo, e forze come la Lega lo vedrebbero come fortemente rischioso per il fuoco concentrico di Fdi e M5s dalle opposizioni), e soprattutto lo sbocco delle elezioni anticipate, con Draghi in carica fino alla formazione del primo governo della nuova legislatura. È il finale a cui tutti si stanno preparando, magari ostentando preoccupazione o rassegnazione, ma pronti ormai a uno sforzo che sta forse per cominciare, e non per modo di dire.


La prova sta nel lavoro che negli stati maggiori dei partiti si sta già compiendo in preparazione della campagna elettorale, con gli occhi al calendario. Mattarella dovrebbe sciogliere le camere entro la fine del mese, e teoricamente la data perfetta per il voto sarebbe domenica 25 settembre. Ma non si può: quel giorno cade il Capodanno ebraico, Rosh Ha Shana, e già una volta scoppiò un putiferio perché il governo aveva fissato le elezioni per il giorno della Pasqua ebraica, e si dovette riparare prolungando l’apertura dei seggi per altre 24 ore. Era il 1994, l’anno del trionfo di Berlusconi. Stavolta si ovvierà saltando alla domenica successiva, 2 ottobre. Se andrà davvero così sarà la prima elezione del parlamento italiano svolta in autunno.

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