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Crisi di governo, cosa succede domani: Draghi alle 9.30 in Senato, i grillini pronti a sostenerlo si conteranno in aula

La capigruppo di Palazzo Madama fissa il timing: intervento e giornata di dibattito, a Montecitorio si discute il giorno successivo

Il timing della giornata di domani è stato fissato, mentre continuano le riunioni formali e informali tra i partiti in vista del discorso del premier Mario Draghi dopo la crisi di governo aperta la scorsa settimana. L’ex presidente della Bce prenderà la parola alle 9.30 di mattina davanti all’aula del Senato poi, dice il calendario approvato dalla capigruppo di Palazzo Madama, ci saranno cinque ore per la discussione, a partire dalle 11, e il voto. Quindi, almeno in teoria, ci si sposterà alla Camera il giorno dopo, sempre che la discussione sia ancora aperta come sperano i sostenitori del premier. Nel corso della giornata di domani, il discorso di Draghi verrebbe comunque consegnato a Montecitorio, alle 10.30. L’esito del voto del Senato è atteso per le 19.30. Alla Camera i tempi per la discussione saranno dalle 9 alle 11.30, poi le repliche di Draghi e quindi il nuovo voto.


Dopo giorni di riunioni, i cinque stelle più critici con la linea scelta dal capo politico Giuseppe Conte avrebbero per ora deciso (posto che di ora in ora ogni valutazione viene aggiornata) di non contarsischierarsi preventivamente, almeno in modo pubblico ma di aspettare la giornata di domani. Quindi valuteranno la situazione, e «il contesto» come dice qualcuno tra i più contrariati dalle scelte contiane.


Le parole del premier, gli accenni alla lista di nove punti, i segnali dal resto della maggioranza, tutto contribuirà a prendere la decisione sul da farsi. Visto il quadro così incerto, infatti, quelli disposti a uscire preventivamente dal Movimento non sarebbero al momento moltissimi, mentre c’è una fetta abbastanza consistente di critici che però non vogliono presentarsi come “i nuovi Di Maio” e che, pur segnalando il proprio dissenso, sarebbero comunque convinti di seguire la linea che deciderà la maggioranza.

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