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Cos’è il presidenzialismo e perché Mattarella ha intenzione di dimettersi se il Parlamento lo approva

Anche se Berlusconi ha infiammato le polveri, è Fdi che ha presentato la proposta di legge. Che prevede l’elezione diretta dell’inquilino del Colle. E c’è un precedente

Ieri Silvio Berlusconi ha deciso di infiammare la campagna elettorale. Sostenendo però qualcosa che alla fine pensano anche al Quirinale. «Se entrasse in vigore il presidenzialismo Mattarella dovrebbe dimettersi. Poi potrebbe essere rieletto», ha detto il Cavaliere a Radio Capital. Appurato che il leader di Forza Italia non ha detto che Mattarella dovrebbe dimettersi «in caso di vittoria della destra», e anche che l’uscita tradisce la sua voglia di andare al Colle, va detto che Mattarella è d’accordo. E Marzio Breda, il quirinalista del Corriere della Sera, spiega anche perché. Ovvero per lo stesso motivo che ha spiegato ieri il Cav. E anche per un precedente che risale al 1992. E che coinvolge un suo illustre predecessore: Oscar Luigi Scalfaro.


Presidenzialismo delle mie brame

Andiamo con ordine. Il centrodestra ha messo nel suo programma elettorale il presidenzialismo. Che, nell’accezione che ne viene data in Italia, prevede l’elezione diretta del presidente della Repubblica. L’idea è di Fratelli d’Italia. E il partito di Giorgia Meloni ha già depositato una proposta di legge che prevede il semipresidenzialismo alla francese. Ovvero:


  • elezione diretta del presidente della Repubblica ogni cinque anni;
  • Cdm presieduto dal presidente della Repubblica;
  • potere di revoca dei ministri;
  • sfiducia costruttiva.

L’idea alla base è quella che muove tutte le riforme costituzionali proposte (e bocciate) negli ultimi trenta anni. Ovvero che i lacci e i lacciuoli che imbrigliano il potere esecutivo si devono rimuovere per poter avere una democrazia decidente. Ovvero una struttura statale in cui i contropoteri (come per esempio il Parlamento nei confronti del Consiglio dei ministri) non possono bloccare i poteri.

Cosa propone Fratelli d’Italia

FdI propone l’elezione diretta del capo dello Stato. Con la possibilità di candidarsi a partire dai 40 anni di età (oggi gli anni sono 50) e svolgere un mandato di cinque anni (oggi sono sette). Ed essere rieletti una sola volta. Secondo la proposta di legge il presidente del Senato indice l’elezione. Le candidature possono presentarle un gruppo parlamentare, duecentomila elettori, i consiglieri regionali. L’elezione ha luogo quando il candidato ottiene il 50% + 1 dei voti. È previsto il ballottaggio tra i due più votati al primo turno. Il presidente avrebbe il potere di sciogliere le camere ma non presiederebbe più il Consiglio Superiore della Magistratura (a garanzia dell’indipendenza del potere giudiziario). Avrebbe il comando delle forze armate e il potere di rappresentare l’Italia all’estero. Ma soprattutto dirigerebbe la politica del governo. Scegliendo il presidente del Consiglio dei ministri e coordinando l’attività dei ministeri. Esattamente come oggi succede in Francia. In più arriverebbe la sfiducia costruttiva. Ovvero la possibilità di votare contro il governo e il premier. Ma includendo anche il nome di chi dovrebbe rimpiazzarlo. Mentre il Capo dello Stato, essendo eletto dai cittadini, non potrebbe essere sfiduciato dal Parlamento.

Cosa ne pensano al Quirinale

Cosa pensano al Quirinale di questo presidenzialismo? Secondo il Corriere Mattarella è pienamente cosciente del fatto che una legge del genere, se approvata, porterebbe a una radicale riforma delle istituzioni. Quasi una rivoluzione. Che va al di là dell’agone elettorale, dove si deve scegliere semplicemente un governo. Ecco perché, riflettono al Colle, l’uscita di Berlusconi pone il dovere di chiarire se il centrodestra vuole cambiare la natura della nostra democrazia. Dopodiché, c’è un precedente. Nel 1992, quando l’Italia era in piena Tangentopoli, una commissione bicamerale per le riforme costituzionali cominciò a valutare l’idea di introdurre proprio il presidenzialismo in Italia. E all’epoca il presidente Scalfaro, eletto da pochi mesi sull’onda degli attentati della mafia, fu chiarissimo. «Se nascesse una pagina nuova, si interromperebbe la mia investitura», fece sapere Scalfaro. «Nascerebbe un’altra figura di presidente. Per questo nel caso ho le valigie pronte». Più chiaro di così è difficile. E anche Mattarella farebbe altrettanto. Senza pressioni.

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