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Elezioni 2022, i sondaggi premiano i partiti anti Draghi: Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle

Lo dice l’ultima rilevazione della Noto Sondaggi pubblicata dal Corriere della Sera: Meloni al primo posto, tra il 24 e il 25 per cento, seguita dai pentastellati, che sfiorano il 13%

La caduta del governo Draghi sembra aver avvantaggiato chi più l’ha voluta: Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle. Lo dice l’ultima rilevazione dell’istituto demoscopico Noto Sondaggi, effettuata il 17 agosto e pubblicata sul Corriere della Sera. Lo scenario che presenta è inequivocabile: negli ultimi 20 giorni il partito di Meloni e quello di Conte hanno registrato progressi significativi. Vediamoli nel dettaglio. Fratelli d’Italia oscillerebbe tra il 24 e il 25 per cento, cresciuto di un paio di punti percentuali rispetto ai giorni della crisi che portarono alla fine del governo di unità nazionale. Il Movimento 5 Stelle, a sua volta, è passato dal 9-10% al 12-13%. «Gli elettori di sinistra, compresi quelli del Pd, che non si riconoscono nell’Agenda Draghi, si spostano sui 5 Stelle» spiega Antonio Noto. Quanto a linea radicale anti-Draghi, a nessun partito può essere attribuita più che a Fratelli d’Italia, che crescendo nei sondaggi si vede premiata la coerenza nella ferma opposizione al premier uscente, a differenza delle altre due forze della coalizione (Lega e Forza Italia), che ne hanno sostenuto il governo fino a metà luglio.


La Lega in calo

Il partito di Matteo Salvini, secondo l’ultima rilevazione della Noto Sondaggi, si attesterebbe tra il 12 e il 13 per cento, carente di qualche ulteriore punto, mentre gli azzurri sarebbero stabili tra il 7 e l’8 per cento. I quattro partiti centristi riuniti in un solo raggruppamento, infine, in bilico tra il 2 e il 3 per cento, rischierebbero di non potere eleggere nessuno nei listini proporzionali.


La situazione a sinistra

Spostandoci a sinistra, lo scenario è di sostanziale decrescita. Sul Pd pesano le ultime settimane di polemiche per le candidature e la rottura con Calenda. Ragioni alla base dell’arretramento al 21-22 per cento e del conseguente addio, perlomeno momentaneo, al primo posto. Vento ancora meno propizio per Sinistra italiana, ferma al 2-3 per cento, e per +Europa e Impegno civico, che non superano l’1,5 per cento. Molto più incoraggianti le prospettive del cosiddetto «Terzo Polo», nato dall’unione di Azione e Italia Viva, che avvierebbe la campagna elettorale con un promettente 7-8 per cento.

La situazione nei collegi uninominali

Guardando ai soli collegi uninominali, l’ultima rilevazione di Noto indica il centrodestra vincitore nell’80-90 per cento dei casi. Con la possibilità, per via dei meccanismi del Rosatellum, di raggiungere tra il 60 e il 64 per cento dei parlamentari, sfiorando dunque la soglia dei due terzi, che consentirebbe modifiche alla Costituzione senza passare dal referendum.

La fotografia degli altri istituti di sondaggi

Gli altri istituti di sondaggi non si discostano di molto dallo scenario fin qui delineato. Se Antonio Noto vede divaricarsi la forbice tra FdI e Pd, YouTrend per SkyTg24 indica il primo al 24,2 per cento contro il 22,3 per cento del secondo, mentre Gdc rileva un lieve vantaggio dei dem: 23,6 per cento contro il 23,4 per cento dei meloniani. I numeri sono più incerti per quanto riguarda il gradimento della coppia Calenda-Renzi. Gdc lo dà al 5,1 per cento, mentre Emg sale fino al 7 per cento, allineandosi a Noto.

L’incognita dei non votanti

Su tutti questi numeri pesa, comunque, il dato di chi non voterà. Un’area ancora piuttosto vasta che, a seconda degli istituti, comprende tra il 30 e il 40 per cento degli elettori. Ed è il bacino da cui attingere i voti per fare la differenza.

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