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Femminicidio Matteuzzi, l’inchiesta rimandata per le ferie dei testimoni. Il procuratore: «Non potevamo intervenire»

Per Giuseppe Amato la procura di Bologna non ha nulla da rimproverarsi: «Attendevamo il lavoro dei carabinieri»

«L’esito infausto nessuno lo poteva prevedere. I fatti ci lasciano sconcertati, ma noi abbiamo fatto
tutto con impegno e celerità». Si difende così il procuratore di Bologna Giuseppe Amato, sotto accusa in questi giorni per la gestione della denuncia per stalking fatta da Alessandra Matteuzzi, poi uccisa dal suo ex compagno Giovanni Padovani lo scorso 23 agosto. In un’intervista al Corriere della Sera, spiega perché si è atteso dal 29 luglio (data della deposizione) al 30 agosto, data del rapporto dei carabinieri: «Era il tempo necessario per ulteriori accertamenti. È stato fissato fine agosto perché alcune delle persone da interrogare erano in ferie. Noi abbiamo aperto subito il fascicolo e attendevamo il lavoro dei carabinieri».


Per Amato, non c’erano elementi che potevano far prevedere un pericolo concreto di aggressione da parte di Padovani, 26enne, contro Matteuzzi. Secondo quanto riportato dalla sorella della donna, però, c’erano dei precedenti preoccupanti: l’uomo le aveva già staccato la luce generale del suo appartamento e le faceva degli agguati sulle scale. Ma per il procuratore le cose non sono collegate: «Non c’erano gli estremi per un divieto di avvicinamento. La denuncia era per fatti di molestie da riscontrare. I processi non si fanno sul sentito dire o solo sulle denunce. Non c’era la rappresentazione di una possibile violenza. Il fatto che si è verificato è totalmente sganciato dal fatto denunciato».


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