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Zelensky sui blackout nel Donbass: «Colpa delle bombe russe. Putin, pensi davvero di spaventarci col buio?» – Il video

Il presidente ucraino accusa il nemico di «chiari atti terroristici» e di colpire «infrastrutture civili»

«Le bombe russe, giorno e notte, possono atterrare ovunque». In un’intervista rilasciata alla Cnn, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky racconta gli ultimi giorni nel suo Paese. Ormai, «nessuno sa» dove atterreranno i prossimi missili di Putin. Un clima di costante minaccia e incertezza, a cui si è aggiunto un «blackout totale» che sta investendo la parte orientale dell’Ucraina. Zelensky non ha dubbi: è la Russia ad esserne responsabile «nelle regioni di Kharkiv e Donetsk» e di quello «parziale nelle regioni di Zaporizhzhia, Dnipropetrovsk e Sumy». Come ha scritto in un messaggio su Telegram, questo e altri attacchi sono «chiari atti terroristici» che non hanno come obiettivo strutture militari, ma «infrastrutture critiche civili». L’obiettivo, secondo il presidente ucraino, sarebbe quello di spaventare e disunire il popolo. Poi si rivolge direttamente a Putin: «Davvero non hai capito niente? Non hai capito chi siamo?». Il messaggio si conclude con una dichiarazione di fermezza e di spirito combattivo, volto a incoraggiare i propri cittadini e a far sapere che l’Ucraina non si fermerà. «Senza gas o senza di te? Senza di te. Senza luce o senza di te? Senza di te. Senza acqua o senza di te? Senza di te. Senza cibo o senza di te? Senza di te. Freddo, fame, oscurità e sete non sono per noi così spaventosi e mortali come la tua “amicizia e fratellanza”. Ma la storia metterà tutto al suo posto. E noi saremo con gas, luce, acqua e cibo. E senza di te». Il presidente ha parlato poi del suo esercito: «I soldati ucraini hanno eroicamente trattenuto il nemico e ora inseguono i russi a Nord, Sud, Est, dappertutto, ma muovendosi in una sola direzione: verso la vittoria». E ancora: «Oggi sono 200 giorni della nostra resistenza, della nostra lotta, della nostra guerra nazionale per la libertà, per l’indipendenza, per il diritto di essere. In questi 200 giorni abbiamo ottenuto molto. Ma la cosa più importante, la più difficile, è avanti».


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