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La resa del regista putiniano sulla Tv di Stato russa: «Dobbiamo accettare l’esistenza dell’Ucraina» – Il video

Il regista Karen Shakhnazarov ha lanciato una sorta di appello alla consapevolezza: «Dobbiamo prendere atto di aver subito una sconfitta. Il nostro avversario è molto potente e noi eravamo impreparati»

Con la controffensiva delle forze ucraine che avanza, e la conseguente ritirata dell’esercito russo, sempre più massiccia, il consenso russo nei confronti dell’«operazione speciale» inizia a incrinarsi, anche nei più fedeli sostenitori di Vladimir Putin. Lo dimostra uno spezzone di un talk show sulla Russian State Tv, raccolto dalla giornalista statunitense Julia Davis, creatrice del Russian Media Monitor. Durante il programma, uno degli ospiti, il regista filoputiniano Karen Georgievic Shakhnazarov, lancia una sorta di appello alla consapevolezza, in disaccordo con la maggior parte dei presenti. Il regista, che chiama l’«operazione speciale» guerra (per di più sottolineandolo), invita i presenti ad ammettere di aver subito una sconfitta, a guardare le cose realisticamente, senza cedere al panico.


«Nessuno, né Putin, né Zelensky, né l’Occidente, può far finire questa guerra. La guerra finirà solo con la sconfitta definitiva di una delle due parti. E per noi potrebbe rivelarsi fatale, potrebbe portare alla disintegrazione del paese», avverte. Bisogna «riconoscere che ci stiamo battendo contro un avversario molto potente. Siamo tutti a conoscenza dei problemi delle nostre forze amate, eravamo chiaramente impreparati a una guerra di questa portata, mentre l’esercito ucraino era pronto», continua, sottolineando la necessità di cambiare metodo. Ma la svolta, secondo Shakhnazarov, non sarebbe nella mobilitazione nazionale, bensì in una soluzione politica del conflitto: «Dobbiamo accettare che la popolazione ucraina esiste. E nei territori liberati possiamo offrire una versione alternativa dell’Ucraina, amichevole nei confronti della Russia».


Poi ribadisce la forza morale e fisica dell’avversario. «Negli ultimi sei mesi ho sentito solo: “Annetteremo questo, quell’altro, ecc.”. Se io fossi dall’altra parte e mi sentissi continuamente dire “Questo e quest’altro ti verranno portati via”, anch’io combatterei fino all’ultimo sangue. Loro ci stanno combattendo molto duramente. Ho sentito conversazioni su una resa di massa, ma io non vedo nessuna resa, anzi: si sono molto impegnati nella difesa, ma ora viene fuori che sanno combattere anche attaccare. La loro motivazione è forte, stiamo affrontando una dura resistenza…». E il moderatore lo interrompe: «In ogni caso siamo obbligati a vincere. L’esistenza del nostro grande Paese è a rischio».

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