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Alluvione nelle Marche: «Dopo il 2014 sapevamo che poteva succedere ancora», il racconto dei residenti di Senigallia – I video

I residenti iniziano, di nuovo, la conta dei danni nella città in provincia di Ancona, tra la rabbia per gli interventi di messa in sicurezza mai fatti e la tristezza per l’ennesima tragedia. «Mio zio e mio cugino sono morti per mettere al riparo le proprie auto», ha raccontato a Open la nipote di due vittime

La mattina è tornato a splendere il sole. Eppure le strade sono ricoperte di fango, le auto ferme ai bordi della strada, travolte dal fiume in piena. Case e negozi distrutti dalla potenza dell’acqua. È questo quel che resta di Senigallia, la città dell’Anconetano, colpita questa notte da una violenta alluvione. E questa mattina, prima che tornasse il sole, il centro abitato si è svegliata allagato, di nuovo, come otto anni fa, quando l’esondazione del fiume Misa causò quattro morti e circa 180 milioni di euro di danni. «Quello che è successo a maggio del 2014 non dovrà più succedere», era il monito dell’amministrazione comunale di allora. Non è andata così e otto anni dopo gli abitanti dovranno iniziare la conta dei danni. Ancora una volta e con più morti. «Questa notte le forze dell’ordine giravano con i megafoni e ci dicevano di non uscire. Noi siamo andati a letto verso le 3 di notte ed era ancora tutto abbastanza tranquillo. Poi, questa mattina, il disastro», racconta – a Open – Lara, residente di Senigallia. Nelle zone colpite, gli abitanti sono ancora attoniti, c’è chi ha perso parenti, chi amici, figli. Nonostante sia in continuo aggiornamento, il bilancio della prefettura di Ancona è di 9 morti e 4 feriti. «Nessuno ci ha avvertito che la situazione sarebbe peggiorata da lì a poco. Mio zio e mio cugino per paura che il garage si allagasse, sono scesi al piano terra per mettere in salvo le macchine e sono annegati». A raccontarlo a Open è Azzurra, nipote e cugina di Giuseppe e Andrea Tisba, di 65 e 25 anni, due delle vittime dell’alluvione. «La moglie ha visto tutto dalla finestra, non c’è stato nulla da fare. I soccorsi non sono arrivati in tempo», ha concluso.


I residenti al lavoro per ripulire la città e le attività commerciali

I residenti delle città colpite nella Regione Marche, da questa mattina cercano di recuperare ciò che è ancora intatto dalle proprie attività commerciali. Svuotano negozi e ripuliscono scaffali dal fango e detriti. «Il fango è entrato ovunque all’interno del negozio, blocca persino gli scaffali e noi non riusciamo ad aprirli. Non c’è ancora corrente, manca anche l’acqua e i lavori vanno a rilento. Ora aspettiamo i vigili del fuoco», racconta a Open la proprietaria di un’attività commerciale situata in una delle vie di Senigallia che costeggia il fiume, più colpite dall’alluvione.

L’intervento dei Vigili del fuoco

Sono almeno centottanta i Vigili del fuoco al lavoro nella zona del nubifragio che si è abbattuto sulla Regione Marche: «sono state salvata nella notte decide di persone rifugiatesi sui tetti delle abitazioni e sugli alberi», spiegano le forze dell’ordine. E più di centocinquanta gli interventi che sono stati effettuati.

La solidarietà dei residenti: «Ora l’unica cosa da fare è aiutare»

Dopo la rabbia per l’allerta meteo mancato, lamentato dai sindaci, dopo lo sgomento per il quantitativo di acqua straordinario piovuto questa notte, è la solidarietà dei vicini di casa più fortunati a rimettere in piedi gli alluvionati e dar loro la forza per contare i danni e andare avanti. «Ora l’unica cosa da fare è aiutare. L’unica cosa che ti consola e non ti fa pensare», racconta Anna a Open, residente di Senigallia.

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