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Così l’ambasciata russa “dimentica” le parole di Mattia Sorbi che smentiscono la propaganda del Cremlino

L’account Twitter della rappresentanza di Mosca ignora le parole del freelance. Anche quelle sulla mina

Il giornalista freelance Mattia Sorbi è tornato in Italia e, dopo diversi giorni di silenzio, si torna a parlare della sua storia. Ferito da una mina, Mattia era stato inizialmente soccorso dai soldati russi e poi trasportato da questi in un ospedale ucraino nei territori occupati. Le prime immagini di Mattia sono state diffuse dai canali della propaganda del Cremlino, condividendo un video montato con l’obiettivo di addossare le colpe a Kiev. Dopo le prime interviste rilasciate in Italia, prima alla RAI e poi a Repubblica e Radio24, la propaganda del Cremlino si è rimessa in moto attraverso l’ambasciata russa in Italia, ignorando scientemente le parole di Mattia.


Il tweet dell’ambasciata

«Il giornalista italiano ferito è stato soccorso da soldati russi, portato a Cherson controllato dai russi, operato, fatto rientrare in Italia con la partecipazione diretta della Croce Rossa russa… Forse i russi non sono così terribili come sono ritratti in Occidente?» scrive in un tweet l’ambasciata russa in Italia condividendo uno screenshot tagliato dell’intervista rilasciata da Mattia Sorbi a Repubblica. Il canale istituzionale del Cremlino, di fatto, ha omesso intenzionalmente le parole del giornalista freelance che mettono in cattiva luca gli invasori.


Nell’intervista rilasciata a Repubblica Mattia riconosce l’operato dei russi nei suoi confronti, nessuno nega che sia stato soccorso e portato in ospedale. L’ambasciata, di fatto, omette la domanda sulla presunta “trappola ucraina” e la risposta del giornalista freelance: «Assolutamente no: il check point non mi conosceva, impossibile, e l’idea del viaggio è mia. Al massimo sono stati superficiali».

La narrazione russa

Mattia commenta, infine, la narrazione degli invasori russi: «Ero in ospedale, gli ufficiali russi mi hanno chiesto la dinamica e ho detto della mina, poi hanno detto la loro teoria, e io sono stato zitto ad ascoltare». A Radio24, Mattia contesta la propaganda russa: «È stato orchestrato questo rimpallo di responsabilità sicuramente dall’intelligence russa che poi ha utilizzato la stampa. Questo è giusto sottolinearlo, che è la solita propaganda russa». Nell’intervista a Repubblica non sono mancate le critiche anche per la parte ucraina che lo definisce una “spia russa”: È la posizione di un sito in cui sono in buona compagnia, c’è anche Kissinger. La posizione ufficiale dello Stato è di apertura nei miei confronti, da giornalista accreditato. La destra di Pravi Sektor si diverte a schedare chi ha fatto il mio lavoro nel Donbass; ma io a Donetsk nel 2014 lavoravo per la tv ucraina News24 e per i russi di Tvzvezda: l’importante era essere pagato per il mio lavoro, e le radio italiane pagavano poco ai tempi».

Chi ha piazzato la mina?

C’è un altro elemento che non convalida la narrazione della propaganda russa, omesso anche questo dell’ambasciata: l’autista, durante il tragitto, si era «perso completamente». Una situazione che li aveva portati nelle zone di pericolo: «Siamo finiti oltre la linea rossa e non ce ne siamo accorti». A Radio24, Mattia sostiene che la mina sia stata piazzata dai russi, non dagli ucraini: «I russi avevano messo quelle mine perché controllavano due casolari che io avevo visto».

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