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Il Wall Street Journal sulle elezioni in Italia: «Sarà il primo test in Occidente su Putin». La previsione sul nuovo Parlamento

Nonostante l’aumento dei costi dell’energia, il nuovo governo sarà probabilmente «guidato da leader che hanno promesso di sostenere Kiev», spiega il quotidiano economico

Le elezioni politiche del prossimo 25 settembre non decideranno solo la composizione del nuovo governo italiano. Ne è certo il Wall Street Journal che in un articolo spiega come in ballo ci sia la «resistenza occidentale» contro Vladimir Putin. Il presidente russo, spiega il quotidiano statunitense, dopo aver ridotto le consegne di gas naturale all’Unione europea spera che i più alti costi dell’energia costringano «le democrazie europee a ridurre il sostegno all’Ucraina e ad allentare le sanzioni contro Mosca». Tuttavia, un ruolo fondamentale in chiave anti-russa potrebbe giocarlo l’ultima minaccia del capo del Cremlino circa l’utilizzo di armi nucleari in Ucraina. Un elemento che potrebbe mettere in ombra il tema delle sanzioni, dibattuto nel corso della campagna elettorale e che potrebbe intensificarsi con l’arrivo dell’inverno. Nonostante ciò, il Wsj, citando alcuni sondaggi, sostiene che il prossimo Parlamento sarà «significativamente più duro con la Russia rispetto alla precedente legislatura», in quanto probabilmente «guidato da leader che hanno promesso di sostenere Kiev». I grafici riportati mostrano in netto vantaggio il centrodestra e tra gli esponenti politici più critici l’articolo cita Matteo Salvini: «Mi chiedo solo se le sanzioni stiano danneggiando coloro che vorremmo danneggiare», si è chiesto più volte il leader della Lega. E Silvio Berlusconi, il presidente di Forza Italia che descrive «Putin come un amico personale» e definisce le sanzioni «uno strumento doloroso che danneggia anche le nostre economie». Quello indicato come il più imprevedibile è Salvini, ma comunque entrambi sono entrati più volte in conflitto con Giorgia Meloni, data in vantaggio su tutti e che non prende in considerazione l’idea di abbandonare la strategia europea: «Se domani il nostro Paese rompe con i suoi alleati e si gira dall’altra parte, le sanzioni rimarranno comunque, ma avremo perso credibilità».


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