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Come vincerà il centrodestra: tre scenari per i risultati delle elezioni del 25 settembre

Le dimensioni della vittoria della coalizione saranno decisive per Giorgia Meloni premier. Le variabili astensionismo e Sud

Che il centrodestra sia in grande vantaggio alle elezioni del 25 settembre lo hanno mostrato tutti i sondaggi prima dello stop. Ma saranno le dimensioni della vittoria di Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini a determinare cosa succederà nella prossima legislatura. E tra le voci di una rimonta del Movimento 5 Stelle al Sud e quelle di un quasi-pareggio al Senato, ce n’è abbastanza per determinare tre diversi scenari per la vittoria del centrodestra. Tra quello di una vittoria netta, che porterebbe Meloni a Palazzo Chigi con una salda maggioranza. E quello di una vittoria monca. Con una vittoria a Palazzo Madama in discussione. E tutto quello che ne consegue. Mentre gli occhi del mondo in ansia per la guerra in Ucraina sono puntati tutti sull’Italia.


Tre opzioni per Giorgia Meloni premier

«Le elezioni italiane sono il primo test della risolutezza occidentale anti Putin», titola la corrispondenza da Roma del Wall Street Journal. Che nell’occhiello avvisa: «Si prevede, per ora, che gli elettori domenica respingano le speranze del leader russo che i più alti costi dell’energia spingano il governo italiano contro le sanzioni». Ma se questa è l’idea dell’alleato americano, la polemica sulle parole di Ursula von der Leyen – che nel suo discorso a Princeton però si riferiva ad Ungheria e Polonia – ci fa capire che per il nuovo governo si apriranno presto anche fronti in Europa. Per questo sarà decisivo alle elezioni non solo vincere, ma anche come si vincerà. Il Fatto Quotidiano racconta oggi di un report riservato che circola ai piani alti di Fratelli d’Italia. Si compone di tre scenari possibili in base alle percentuali della coalizione. Nell’ordine:


  • nel primo scenario si descrive una vittoria netta: con il 42% a livello nazionale il centrodestra avrebbe 50 voti di vantaggio alla Camera e 20 al Senato. In questo caso per Meloni premier si profila un’ampia maggioranza;
  • il secondo scenario prevede invece un risultato tra il 40 e il 42%: in questo caso la vittoria del centrodestra sarebbe meno netta e la maggioranza a Palazzo Madama avrebbe 10 voti di scarto;
  • nel terzo scenario invece prevede una non-vittoria e un quasi-pareggio al Senato: arriverebbe con una percentuale della coalizione intorno al 37%. In questo caso l’intero percorso di Meloni verso Palazzo Chigi andrebbe in discussione.

Secondo la sintesi delle due fonti di Fratelli d’Italia la coalizione sarà sicura di aver portato a casa una maggioranza solida con almeno 10 punti di vantaggio sul centrosinistra. E se un mese fa la probabilità di centrare il primo scenario era dell’85%, adesso è del 65%. È scesa, insomma. Ma questo rimane l’esito largamente più probabile delle elezioni.

L’astensionismo e il Sud

Per il verificarsi del secondo o del terzo scenario dovrebbe accadere qualcosa di molto improbabile. Una maggiore mobilitazione, anche di chi di solito si astiene, favorirebbe il centrosinistra e il M5s. Che secondo le cronache di alcuni quotidiani in questi giorni è dato in ascesa al Sud. Grazie, è la tesi, alla variabile reddito di cittadinanza. Il fatto che il centrodestra abbia detto a più riprese di voler riformare o cancellare il sussidio potrebbe smuovere gli elettori delle regioni in cui ci sono più percettori a votare per difenderlo. O almeno questa è la tesi. Se questo dovesse portare a una vittoria del M5s nei collegi uninominali del Rosatellum – ma è alquanto improbabile – la vittoria del centrodestra diventerebbe più risicata.

Nell’ultimo giorno prima del silenzio elettorale il segretario del Partito Democratico Enrico Letta dice in un’intervista a La Stampa che «la rimonta è possibile. Noi abbiamo seminato tanto: un’idea nuova di paese contro quella della destra che guarda solo al passato». Berlusconi, premettendo che di sondaggi non si può parlare, fa sapere che si aspetta «qualche sorpresa positiva dalle urne per noi». Anche Matteo Renzi, in rappresentanza del Terzo Polo, dice che «abbiamo il vento in poppa, avremo un grande risultato». Ma quello del professare ottimismo poco prima dell’apertura delle urne è un rito visto e stravisto prima delle elezioni in Italia e altrove. Domenica vedremo chi diceva la verità.

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