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I «referendum farsa» nel Donbass superano il quorum, la versione dei filorussi: «No al voto nei seggi per sicurezza»

Avrebbe superato il 50% l’affluenza ai referendum nei territori ucraini occupati dall’esercito russo. Mentre sui social circolano le immagini di minacce dei soldati armati agli elettori casa per casa, le autorità locali negano violazioni al «diritto internazionale»

Per le autorità filorusse nel Donetsk sarebbe larga ed entusiasta la partecipazione ai referendum per l’annessione alla nei territori occupati dell’Ucraina dell’Est. Lo garantisce il presidente della Commissione elettorale della Repubblica autoproclamata, Vladimir Vysotsky, citato da Tass, secondo il quale nei primi due giorni di voto l’affluenza sarebbe stata del 55%, con oltre 850mila persone passate dai seggi. A 48 ore dalla chiusura delle operazioni di voto, Vysotsky aggiunge anche che «nessuna violazione è stata registrata, nonostante siano proseguiti i bombardamenti».


Le minacce porta a porta

Mentre la comunità internazionale ha bollato i referendum come una palese «farsa», con elettori portati a votare sotto la minaccia delle armi, come mostrano i video diffusi sui social dai media ucraini, il capo della Camera del Donetsk, Alexander Kofman, ha assicurato che le operazioni si stanno svolgendo nel pieno rispetto del diritto internazionale. A trovare una spiegazione davanti alle immagini che mostrano minacce e tensioni nelle case per chi è chiamato al voto è ancora Vysotsky: «Per motivi di sicurezza, fino a lunedì in queste regioni le votazioni si terranno nelle aree vicino alle case e inviando funzionari elettorali porta a porta, piuttosto che ai seggi elettorali».


Il quorum

L’agenzia Tass riporta che nella regione di Cherson avrebbe votato il 31,79% degli aventi diritto, del 35,54% nella regione di Zaporizhzhia e del 45,86% nell’autoproclamata repubblica di Lugansk. Con il superamento della metà degli aventi diritto al voto, per le autorità filorusse i referendum in corso possono già considerarsi validi: «La nostra legge stabilisce che una decisione referendaria si considera adottata se ha votato a favore più del 50% dei cittadini inseriti nelle liste dei partecipanti al referendum – ha spiegato Vysotsky – Cioè, la decisione non è presa dalla maggioranza di coloro che ha votato, ma a maggioranza del numero totale dei cittadini che sono inseriti nelle liste dei partecipanti al referendum».

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