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RePowerEU, salario minimo e paradisi fiscali: cosa si è deciso oggi all’Ecofin (e cosa no)

A Lussemburgo si sono riuniti i ministri dell’Economia dei Paesi Ue. Al termine dell’incontro, il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, ha detto che «l’Europa sta pagando un caro prezzo per la dipendenza dai combustibili fossili russi»

Salario minimo, paradisi fiscali, dibattiti sul fondo Sure e nuovi prestiti per l’energia. Sono solo alcuni dei dossier discussi oggi all’Ecofin di Lussemburgo, il consiglio dei ministri dell’Economia e delle Finanze dei Paesi Ue. Il risultato più importante riguarda senz’altro l’intesa sulla strategia energetica RePowerEu, il piano con cui l’Unione Europea mira a rendersi indipendente dal gas russo. I 27 Paesi membri hanno trovato un accordo per inserire un nuovo capitolo – interamente dedicato all’energia – nei Pnrr dei singoli Stati, così da finanziare gli investimenti necessari per raggiungere l’autonomia energetica. Al termine dell’incontro, il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, ha detto che «l’Europa sta pagando un caro prezzo per la dipendenza dai combustibili fossili russi». E, soprattutto, che non si può più «escludere una contrazione dell’economia Ue durante l’inverno».


Gli altri dossier sul tavolo

L’incontro di oggi a Lussemburgo ha permesso di portare avanti la discussione su tanti altri dossier. Innanzitutto, i ministri Ue hanno dato il via libera definitivo alla direttiva sul salario minimo. Il testo è stato approvato a settembre dal Parlamento europeo, ma aveva bisogno del semaforo verde dell’Ecofin per entrare effettivamente in vigore. Il testo discusso oggi non fissa un salario minimo vero e proprio per tutti i Paesi Ue, né obbliga tutti gli Stati membri – come l’Italia – ad adottare la misura. Piuttosto, la direttiva punta a rafforzare il ruolo della contrattazione collettiva, che dovrà arrivare a coprire l’80% dei lavoratori. La riunione dei ministri di oggi è servita anche ad aggiornare la lista delle «giurisdizioni non cooperative», vale a dire i paradisi fiscali. All’elenco si sono aggiunti Anguilla, Bahamas e le isole Turks e Caicos, portando a dodici il numero definitivo di territori che prevedono un’aliquota zero per tutte le aziende.


Sulla riunione di oggi, poi, aleggiava un’altra questione: l’ipotesi di reintrodurre il fondo Sure, il meccanismo di sostegno europeo contro la disoccupazione creato durante la pandemia, anche per la crisi energetica. La proposta di introdurre uno strumento comune europeo è stata avanzata ieri dai commissari Ue Paolo Gentiloni e Thierry Breton. E oggi ha incassato l’appoggio del ministro francese Bruno Le Maire, che ha auspicato l’approvazione di «un dispositivo di solidarietà europeo, basato sul modello Sure, con i tassi più bassi possibili». Il ministro delle finanze della Repubblica Ceca, Zbynek Stanjura, ha confermato che il tema è stato discusso, anche se continuano a esserci «pareri divergenti». A smorzare gli entusiasmi ci ha pensato poi Magnus Brunner, ministro austriaco, che ha bollato la proposta di un fondo comune come «l’opinione individuale di due commissari» e non certo «l’opinione generale della Commissione europea».

All’Ecofin di oggi è stato dato il via libera anche al Pnrr dei Paesi Bassi, che farà arrivare nelle casse de L’Aja 4,7 miliardi di euro in sovvenzioni. I ministri delle Finanze hanno poi approvato un regolamento che rafforza il quadro normativo per le banche che operano in Europa. Le nuove norme prevedono una serie di aggiustamenti che «migliorano la possibilità di risoluzione delle banche», affinché rimangano «resilienti e capaci di resistere a shock».

Foto di copertina: EPA / OLIVIER HOSLET | Il ministro delle Finanze della Repubblica Ceca, Zbynek Stanjura, e il suo omologo tedesco Christian Lindner

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