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Bollette, per il gas il conto verso i 3 mila euro: «Senza la Russia via ai razionamenti»

I distacchi soprattutto al Nord. Che consuma quanto il resto d’Italia. Le offerte sul mercato libero e su quello tutelato. E il problema di price cap e stoccaggi

Per la bolletta del gas si profila una stangata da 3mila euro l’anno. E mentre il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani sostiene che con l’ok al price cap si aspetta un calo delle tariffe entro tre mesi, c’è chi dice no. E sostiene che gli stoccaggi non basteranno. Per questo è necessario approntare da subito un piano di razionamenti. Per tutelare gli ospedali e le residenze per anziani. E che andrà a colpire soprattutto il Nord, se è vero che la Lombardia consuma cinque volte il metano della Sicilia o del Lazio. E che la regione, insieme a Emilia-Romagna e Veneto, utilizzano più della metà del gas naturale che viene distribuito in tutta Italia. Intanto i sindaci chiedono al governo un miliardo di euro per pagare le loro bollette dell’energia. Altrimenti «rischiamo di dover fermare i tram, tenere parti della città al buio, spegnere le luci sui monumenti e tagliare i riscaldamenti».


L’impennata del prezzo

L’aumento delle tariffe a ottobre porterà un esborso pari a 2.942 euro annui a famiglia per il gas. Lo ha calcolato ieri Assoutenti. «Un rincaro così pesante porterebbe le tariffe a salire nell’ultimo trimestre del 2022 del +117% rispetto allo stesso trimestre del 2021, quando cioè è iniziata la serie ininterrotta di aumenti dell’energia», ha spiegato il presidente Furio Truzzi. Intanto le associazioni dei consumatori segnalano un altro fenomeno collegato alle tariffe dell’energia. Le aziende della distribuzione inviano alle utenze avvisi di rescissione unilaterale dei contratti. Oppure la revisione dei contratti. Che però, secondo Marco Vignola dell’Unione Nazionale Consumatori, si può contrastare: «Bisogna contestare subito per iscritto la violazione all’azienda in base al Decreto Aiuti bis, perché non si può applicare la revisione», consiglia.


Consentita invece, con un preavviso di 3 o 2 mesi a seconda dei casi, per i contratti in scadenza. Ed è quello che sta succedendo a chi aveva tariffe a prezzo fisso e ora si vede proporre una tariffa variabile molto più alta. In questo caso «si ha diritto senza costi a rescindere il contratto scegliendo un altro fornitore, ma i margini di risparmio sono ormai molto ridotti», secondo l’esperto. La Repubblica spiega oggi che il mercato libero batte ancora, per ora, la massima tutela. Il risparmio si aggira tra il 3% del gas e il 6% dell’elettricità. Secondo il Portale Offerte dell’Arera una coppia con due figli a Roma il miglior prezzo che può spuntare per il gas sfiora 2.500 euro annui. Il secondo o il terzo contratto in graduatoria arrivano a 3.500. Le offerte a prezzo variabile fanno scendere i costi in modo vistoso. Anche se la convenienza rispetto alla tutela è limitata (46 euro in meno). Sulla luce, tutte e tre le offerte a prezzo variabile sono più convenienti, ma al massimo del 5% rispetto al prezzo tutelato.

Il price cap non serve…

Intanto la premier Giorgia Meloni ha inaugurato sulle bollette un asse con il governo Draghi. Ieri Meloni ha incontrato Cingolani ed è tornata a parlare del tetto ai prezzi del gas che sarebbe l’unico modo per contrastare la speculazione. Ma anche se l’esecutivo ha presentato in Europa un piano per rendere il prezzo “modulare“, molti esperti non la pensano così. Uno di questi è l’ex amministratore delegato di Eni e Telecom Franco Bernabè. L’attuale presidente di Acciaierie Italia in un’intervista rilasciata a La Stampa sostiene che «è ridicolo pensare a un tetto sul gas russo che oramai non c’è quasi più. Occorrerebbe dare mandato all’Unione europea di negoziare il prezzo del gas per tutti, come si era fatto per i vaccini, ma non vedo una grande voglia di andare in questa direzione. La verità è che è stata proprio l’Ue a smantellare il sistema dei grandi approvvigionatori che avevano garantito per decenni disponibilità e prezzi competitivi del metano».

Per Bernabé «l’Ue ha riformato il mercato rendendolo competitivo dal lato della domanda senza poter influire su quello dell’offerta. I grandi compratori sono stati smantellati, la struttura si è indebolita. E questa situazione non è rimediabile». Ma anche sganciare il prezzo del gas dalla Borsa di Amsterdam per il manager non è «una soluzione capace di risolvere la crisi che stiamo affrontando. Il mercato è stato organizzato in questo modo da tempo, occorrerebbe ricostruire l’integrazione verticale che aveva fatto la forza dell’industria europea ma non mi sembra una opzione percorribile». Invece è più utile cominciare fin da subito ai razionamenti: «Bisogna tutelare i servizi essenziali, come gli ospedali e le residenze per anziani. Andranno tutelate anche le famiglie. In particolare al Nord, dove fa più freddo». In più, l’aumento dei prezzi «innesterà i comportamenti virtuosi per il risparmio energetico». Secondo Bernabè la situazione migliorerà «dal 2025. Ma bisogna arrivarci vivi».

…e gli stoccaggi non basteranno

Nicola Armaroli, dirigente presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, in un’intervista al Fatto Quotidiano dice che senza il gas russo avremo problemi già a febbraio. «La Russia in questi ultimi giorni mandava all’Italia circa 20 milioni di metri cubi di gas al giorno. Da ottobre a fine febbraio sarebbero 3 miliardi. Inoltre il gas da Tarvisio alimenta il triangolo industriale della Pianura Padana, senza grande sforzo. Se adesso prendiamo tutto il nostro fabbisogno dall’Algeria, la parte in arrivo dall’Africa andrà spinta al massimo lungo tutta la dorsale, con un notevole stress sulla rete». Anche se Cingolani sostiene che gli stoccaggi siano pieni al 90%, è il ragionamento, il sistema resta in equilibrio perché metà del combustibile usato viene dai depositi e metà dal flusso. Per questo «da qui a febbraio il rischio è la possibile distruzione della domanda. E poi ci attende l’incognita futura. Finora abbiamo riempito gli stoccaggi con il gas dalla Russia, ma l’anno prossimo non l’avremo più». Secondo Armaroli «il governo avrebbe dovuto, in febbraio, lanciare un piano di pannelli solari nelle case, per riscaldare almeno l’acqua calda. Avremmo risparmiato 2-3 miliardi di gas che oggi sprechiamo per trasportarlo in tutta Italia. L’unica alternativa oggi è consumare meno. Ma speriamo di arrivarci solo perché faremo tutti dei sacrifici, non perché le imprese chiuderanno una dopo l’altra».

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