Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

Premio Nobel per la pace: vincono il bielorusso Ales Bialiatski e le ong Memorial e Center for Civil Liberties

Nella passata edizione erano stati premiati i giornalisti dissidenti Maria Ressa e Dmitry Muratov

Da Oslo – e non dalla capitale svedese come per gli altri premi Nobel – è stato assegnato il più importante dei riconoscimenti per l’impegno per la pace. A vincerlo, il 7 ottobre, sono stati l’attivista bielorusso Ales Bialiatski e le associazioni Memorial e Center for Civil Liberties, che operano rispettivamente in Russia e in Ucraina per la difesa dei diritti umani. Il Comitato per il Nobel norvegese – composto da cinque membri scelti dallo Storting, il parlamento norvegese -, ha scelto di premiare un attivista e due organizzazioni impegnate per la pace e per i diritti nell’area di conflitto che coinvolge Bielorussia, Russia e Ucraina. Le ragioni del premio sono state riassunte dalla presidente Berit Reiss-Andersen nel suo annuncio: «Per l’impegno in difesa dei diritti umani e del diritto di criticare il potere, di difesa dei diritti dei cittadini per i diritti dei cittadini e contro gli abusi di potere, per aver documentato crimini de guerra».


Nel corso della cerimonia, poi, sono state elencate le considerazioni fatte dal Comitato per ogni singolo premiato. «Ales Bialiatski è stato uno degli iniziatori del movimento democratico emerso in Bielorussia a metà degli anni ’80. Ha dedicato la sua vita alla promozione della democrazia e dello sviluppo pacifico nel suo Paese d’origine – si legge nelle motivazioni del Comitato per il Nobel, che ha sottolineato come – le autorità governative abbiano ripetutamente cercato di mettere a tacerlo. È stato incarcerato dal 2011 al 2014. A seguito di manifestazioni su larga scala contro il regime nel 2020, è stato nuovamente arrestato. È ancora detenuto senza processo. Nonostante le enormi difficoltà personali, Bialiatski non ha ceduto di un centimetro nella sua lotta per i diritti umani e la democrazia in Bielorussia».

Per quanto riguarda l’associazione Memorial, «è stata fondata nel 1987 da attivisti per i diritti umani nell’ex Unione Sovietica che volevano garantire che le vittime dell’oppressione del regime comunista non venissero mai dimenticate e dopo il crollo dell’Urss è diventata la più grande organizzazione per i diritti umani in Russia. Oltre a creare un centro di documentazione sulle vittime dell’era stalinista, Memorial ha raccolto e sistematizzato informazioni sull’oppressione politica e sulle violazioni dei diritti umani in Russia. Memorial è diventata la fonte più autorevole di informazioni sui prigionieri politici nelle strutture di detenzione russe», ha aggiunto il Comitato, ricordando che tra i fondatori dell’organizzazione ci sono li premio Nobel per la pace Andrei Sakharov e la sostenitrice dei diritti umani Svetlana Gannushkina. «Gli attori della società civile in Russia sono stati oggetto di minacce, incarcerazioni, sparizioni e omicidi per molti anni. Come parte degli attacchi del governo nei confronti di Memorial, l’organizzazione è stata bollata all’inizio come “agente straniero”».

«Nel dicembre 2021, le autorità hanno deciso che Memorial doveva essere liquidato con la forza e il centro di documentazione doveva essere chiuso definitivamente. Le chiusure sono diventate effettive nei mesi successivi, ma le persone dietro Memorial si rifiutano di cessare la loro attività». Infine, per quanto riguarda l’organizzazione ucraina Center for Civil Liberties, «dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, il Center for Civil Liberties si è impegnato a identificare e documentare i crimini di guerra russi contro la popolazione civile ucraina. In collaborazione con partner internazionali, il centro svolge un ruolo pionieristico al fine di far rispondere i colpevoli dei loro crimini». Nell’edizione del 2021, il premio Nobel per la pace era andato alla filippina Maria Ressa e al russo Dmitry Muratov, giornalisti dissidenti, «per i loro sforzi per salvaguardare la libertà di espressione, che è una condizione preliminare per la democrazia e una pace duratura».

Continua a leggere su Open

Leggi anche: