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Le Camere hanno scelto i loro presidenti, cosa succede ora? Le prossime tappe per l’avvio della legislatura

Il voto di fiducia potrebbe essere richiesto entro fine ottobre

Con le votazioni per la presidenza del Senato e della Camera, ieri è ufficialmente iniziato il lungo percorso che porterà alla formazione del nuovo esecutivo e all’avvio dei lavori parlamentari ordinari per la XIX legislatura. Una strada che prevede molte tappe, ciascuna dalla lunghezza più o meno variabile, lastricate di ostacoli che potrebbero in ogni momento portare a nuovi ritardi. Ad esempio, ieri è stato eletto il presidente del Senato, Ignazio La Russa. Una votazione che si è rivelata relativamente rapida, visto che bastava la maggioranza assoluta, quindi 104 voti. Cambiata la maggioranza da ottenere è stata rapida anche la nomina del leghista Lorenzo Fontana. E ora?


La definizione dei gruppi parlamentari

Come prima cosa, ora che sono state assegnate le presidenze a Palazzo Madama e a Montecitorio, senatori e deputati avranno 48 ore di tempo per collocarsi in un gruppo parlamentare. Fatto ciò, i presidenti convocheranno i gruppi che si sono costituiti nelle rispettive Camere in modo da procedere all’elezione dei capigruppo che dovrebbe avvenire entro la sera di martedì 18 ottobre. Il giorno dopo, il 19, le Camere procederanno con l’elezione dei vicepresidenti.


Iniziano le consultazioni

Mentre la scelta dei vicepresidenti può essere portata avanti in modo parallelo alla formazione dell’esecutivo, almeno formalmente, quella dei capigruppo è, invece, una figura essenziale per la formazione del governo. Anche loro, insieme agli ex presidenti della Repubblica e i due neo eletti presidenti delle Camere, dovranno salire al Quirinale presumibilmente tra il 19 e il 20 ottobre. Iniziano così le consultazioni. Una prassi diventata consuetudine costituzionale che precede l’avvio dell’iter procedurale di formazione del nuovo esecutivo. Qui verrà affidato l’incarico di presidente del Consiglio. Quasi certamente toccherà a Giorgia Meloni, in virtù della vittoria del suo partito alle elezioni e degli accordi interni alla coalizione di centrodestra, accettare con riserva e avviare le sue consultazioni. Questo dovrebbe avvenire tra il 21 e il 22 ottobre, quando il premier in carica Mario Draghi starà concludendo, o perfino tornando, dal Consiglio europeo di Bruxelles.

La lista dei ministri e il giuramento

In questa fase, il premier incaricato dovrà compilare la lista dei ministri che dovrà poi presentare al presidente della Repubblica. Sciolta la riserva, si procederà con la firma e controfirma dei decreti di nomina del presidente del Consiglio e dei singoli ministri. A quel punto sarà tutto pronto: il nuovo governo potrà giurare, probabilmente già il 24 ottobre.

Il passaggio della campanella

La cerimonia si sposterà poi a Palazzo Chigi, dove ad attendere il nuovo presidente del Consiglio ci sarà Draghi, ovvero il premier uscente. Qui si terrà il tradizionale passaggio della campanella e la prima riunione del Consiglio dei ministri sarà pronta a iniziare. In questo primo incontro verranno nominati: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il segretario del Consiglio e si assegnano le deleghe ai ministri senza portafoglio. Dalla firma dei decreti di nomina, il nuovo esecutivo dovrà presentarsi davanti a ciascuna Camera per ottenere il voto di fiducia e dare vita al nuovo governo. L’obiettivo principale prevede il completamento di tutto l’iter entro il 28 ottobre, giorno del centenario della Marcia su Roma per il quale si vorrebbe evitare ogni tipo di proclamazione o appuntamento ufficiale. Nel frattempo, si procede con la nomina delle commissioni ordinarie, mentre per quelle di garanzia (Copasir e Vigilanza Rai) bisognerà attendere la fiducia delle Camere.

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