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La minaccia di Xi Jinping su Taiwan apre il congresso del Partito comunista cinese: «La riunificazione ci sarà: non rinunceremo a usare la forza»

Il leader cinese ha garantito che Taipei tornerà sotto Pechino in modo pacifico, mettendo però in guardia le «interferenze» straniere e i movimenti indipendentisti dell’isola

«La riunificazione della patria ci sarà e sarà sicuramente realizzata» ha detto il presidente cinese Xi Jinping nel suo discorso di apertura del XX Congresso del Partito comunista cinese, strappando la standing ovation dei 2.300 delegati quando l’intervento è arrivato a toccare uno dei punti più attesi, cioè le tensioni con Taiwan. Xi ha ribadito quanto la Cina abbia potuto dimostrare la capacità finora «di opporci al separatismo, all’indipendenza e alle interferenze straniere». La riunificazione per Xi dovrà essere pacifica, ma non esclude il pugno duro: «non rinunceremo mai al diritto di usare la forza». La minaccia è rivolta innanzitutto ai movimenti ribelli di Taipei: «Prenderemo tutte le misure necessarie per fermare tutti i movimenti separatisti – ha aggiunto Xi – Risolvere la questione di Taiwan è un affare del popolo cinese e spetta al popolo cinese decidere. Insistiamo nel cercare una prospettiva di riunificazione pacifica con la massima sincerità e i migliori sforzi, ma non prometteremo mai di rinunciare all’uso della forza e ci riserviamo l’opzione di prendere tutte le misure necessarie». La minaccia del leader cinese è rivolta anche alle «interferenze» straniere, e bollato come «un numero molto piccolo» di sostenitori dell’indipendenza di Taiwan sull’isola rispetto alla maggioranza dei cinesi che vuole la riunificazione: «Le ruote storiche della riunificazione nazionale e del ringiovanimento nazionale stanno andando avanti – dice Xi nel suo discorso di quasi due ore – e la completa riunificazione della madrepatria deve essere raggiunta».


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