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Alessandria, il sospetto della madre del 34enne pestato a morte da 10 ragazzi: «Ucciso per gli occhiali griffati»

L’uomo sarebbe stato circondato da una decina di ragazzi che lo avevano preso di mira da tempo, secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti. In carcere per ora è finito solo un 20enne

«Non si può morire così» dice all’Ansa Marinella Pasini, madre di Cristian Martinelli, il 34enne morto dopo il pestaggio di venerdì scorso in stazione a Casale, in provincia di Alessandria domenica 16 ottobre. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo sarebbe stato accerchiato e picchiato a sangue, anche con una spranga di ferro, da un gruppo di 10 giovani che da tempo lo avevano preso di mira. La madre della vittima ora sospetta che dietro quel massacro ci sia stato un tentativo di furto, così come ipotizzano anche gli inquirenti: «Non si può morire, se così davvero sarà dimostrato, per quegli occhiali di Versace che io avevo comprato a mio figlio e che lui teneva come una reliquia», ha affermato tra le lacrime. Occhiali che, prosegue, «mi hanno detto sono stati trovati addosso a quel moldavo, che tutti sapevano andasse in giro con la mazza da baseball». Il riferimento è a Nicolae Capstrimb, 20enne di origine Moldava, fermato domenica mattina dai carabinieri e finito in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale.


Ma, puntualizza sua madre, «se Cristian fosse stato aggredito da una persona sola sarebbe stato in grado di difendersi. Invece – prosegue -, da giorni, parlano di una ragazza, una certa Jenny, e di due fratelli stranieri di cui Cristian mi aveva parlato e che abiterebbero a Casale Popolo. Circa 6 mesi fa era già stato avvicinato da un gruppo che voleva portargli via l’i-Phone. Aveva informato le forze dell’ordine che c’era questo gruppo che frequentava la stazione e dava fastidio alle persone». Pasini non si riesce a capacitare di quanto successo: «Voglio giustizia, e voglio anche sapere perché al pronto soccorso è arrivato alle 15.30, i carabinieri sono stati informati 4 ore dopo e noi siamo potuti entrare in ospedale solo alle 22, quando già era intubato».


Le indagini

Venerdì scorso il 35enne era arrivato in stazione da Morano, nel Vercellese, dove viveva con la famiglia, per andare a fare una visita di controllo. Aveva infatti sviluppato una patologia causata da un eccesso di alcol, dopo trascorsi anche di tossicodipendenza, ed era stato a Casale per la visita da una dottoressa che lo stava seguendo. Voleva ottenere un ricovero il prima possibile. «Stava male, voleva smettere, era dimagrito, ma voleva tornare quello di prima, voleva guarire, tornare a vivere», aggiunge sua madre. Cristian è morto dopo due giorni di agonia. «Domenica, quando mi hanno detto che non c’era più, ho acceso la candela vicino alla foto di mio padre, e da quella candela è salita una fiamma enorme. Sono certa sia stato Cristian per dirmi: ‘Mamma io sono con te’», prosegue Pasini. Annuncia di voler cremare suo figlio: «Lo voglio tenere per sempre accanto a me, in casa». Nonostante il dolore, appare determinata: «devono pagare tutti per quello che hanno fatto».

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