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Governo, Nordio: «Le carceri sono la mia priorità. La pena non deve espiata solo in cella»

Ieri la premier Giorgia Meloni aveva detto di essere contraria alla depenalizzazione per ridurre il sovraffollamento carcerario

Il neo ministro della giustizia Carlo Nordio è tornato a parlare del tema delle carceri. Un sistema – quello carcerario – che per il nuovo Guardasigilli sarà al centro di una «riorganizzazione». Rispondendo a una domanda dei cronisti sulle urgenze da affrontare, appena arrivato all’Università Roma Tre – oggi, giovedì 27 ottobre – per la presentazione del calendario della polizia penitenziaria, Nordio ha ribadito come la questione delle carceri «sarà una – sua – priorità». Per il neo ministro la pena non deve coincidere necessariamente con il carcere. «La certezza della pena – sottolinea Nordio – prevede che la condanna deve essere eseguita, ma questo non significa solo carcere e soprattutto non significa carcere crudele e inumano che sarebbe contro la Costituzione e i principi cristiani». L’obiettivo deve essere aiutare «il detenuto nel suo recupero» o, almeno «non farlo diventare peggiore di quando è entrato in carcere». E questo obiettivo – per il Guardasigilli – può essere raggiunto «potenziando le attività di sport e lavoro per i detenuti». Dunque la prima «visita pastorale laica sarà alle carceri, stiamo individuando almeno due o tre strutture particolarmente in difficoltà».


Sulla questione era intervenuta anche la premier Giorgia Meloni che, in sede di replica al dibattito di fiducia in Senato – ieri, mercoledì 26 ottobre -, aveva affermato come la depenalizzazione non fosse la soluzione per risolvere, in particolare, il problema del sovraffollamento. «La soluzione al sovraffollamento delle nostre carceri non è la depenalizzazione ma la responsabilizzazione», aveva detto l’inquilina di palazzo Chigi rivolgendosi a Ilaria Cucchi, dopo che la Senatrice di Sinistra Italiana – nel suoi intervento – aveva affermato che il sistema penitenziario italiano «non necessita di più carceri, ma di carceri migliori e di meno detenuti». E poi: «Ben venga ogni riforma del codice penale che depenalizzi e riduca il carcere ad extrema ratio». Per la neo premier, dunque, «La certezza del diritto passa anche dalla certezza della pena», ma anche «dalla rieducazione del condannato». «Se dobbiamo saper scegliere il giusto – aveva ribadito Meloni – come si fa se chi ha sbagliato non paga mai? Io credo che la responsabilità stia in questo e che il problema delle carceri vada affrontato ampliando gli spazi e creando condizioni di vita migliori».


Ma non solo. A meno di un mese dalla scadenza della proroga concessa dalla Corte Costituzione al Parlamento per mettere mano al 41-bis, Giorgia Meloni – in Aula alla Camera – era tornata a parlare anche di ergastolo ostativo, ribadendo la necessità di «impedire che venga meno uno degli istituti che sono stati più efficaci contro la mafia che è il carcere ostativo. Spero che su questo ci si voglia dare una mano – riferendosi alle opposizioni – perché sono d’accordo: la questione della lotta alla mafia non è un tema di retorica, è un tema che si affronta con provvedimenti concreti». Da via Arenula, ieri – mercoledì 26 ottobre – il neo ministro della Giustizia aveva definito un altro tassello della sua politica in materia di giustizia, la cui priorità «è avere una giustizia efficiente, in modo che abbia impatto favorevole sull’economia». «L’esecuzione della pena che deve essere certa, – aveva chiarito Nordio dopo l’ incontro con la sua predecessora Marta Cartabia -, deve essere proporzionata, deve essere soprattutto equa, perché il primo giudice del giudice è l’imputato o il condannato, e orientata alla rieducazione del condannato». 

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