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La conferenza stampa di Giorgia Meloni: «Fiera dell’ergastolo ostativo. Stop all’approccio ideologico sulla salute» – Il video

Presenti all’incontro con i giornalisti anche i ministri Matteo Piantedosi, Orazio Schillaci, Carlo Nordio e il sottosegretario Alfredo Mantovano

«Un decreto importante e simbolico», così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la conferenza stampa, a proposito del provvedimento approvato nel primo Consiglio dei ministri del suo governo. Dopo aver esordito leggendo la lista dei sottosegretari, Meloni ha spiegato che l’attribuzione delle deleghe dei singoli dicasteri e la conferma dei viceministri avverrà nella prossima riunione dell’esecutivo a Palazzo Chigi: il prossimo Consiglio dei ministri dovrebbe tenersi il 4 novembre e, all’ordine del giorno, ci sarà anche l’approvazione della Nadef. Il giuramento dei sottosegretari, invece, è atteso per il 2 novembre. «Avevamo promesso che saremmo stati veloci e veloci siamo stati». Poi, tornando al cosiddetto decreto Giustizia e Covid, il capo del governo ha sottolineato: «Sono fiera del fatto che il primo provvedimento di questo governo contenga un’iniziativa per il contrasto alla criminalità organizzata». La presidente del Consiglio si è soffermata sui temi giudiziari. Riguardo all’ergastolo ostativo, Meloni ha dichiarato: «Abbiamo deciso di intervenire su una materia che ci sta particolarmente a cuore, ovvero il carcere ostativo. E per rispetto al lavoro fatto dal Parlamento abbiamo deciso di prendere la norma così come votata alla Camera e inserita nel decreto».


«Si tratta di una norma – ha aggiunto Meloni – figlia dell’insegnamento di Falcone e Borsellino e a lungo osteggiata dalla criminalità organizzata». Per quanto riguarda la riforma del processo penale voluta dall’ex Guardasigilli, Marta Cartabia, la leader di Fratelli d’Italia ha chiarito: «Il prossimo 2 novembre sarebbe entrata in vigore la riforma Cartabia per la parte che riguarda il processo penale. Però nei giorni scorsi il nostro ministro della Giustizia è stato raggiunto da una lettera a firma di tutti i procuratori d’italia – che denunciava il rischio di – problemi significativi perché la norma prevede molti adempimenti ma i nostri uffici giudiziari non sono pronti». Meloni ha parlato di una possibile «paralisi del nostro sistema giudiziario. E si rischiava anche che una serie di detenuti uscissero dal carcere. Un segnale diametralmente opposto a quello che questo governo vuole dare, cioè che in Italia non c’è certezza della pena». Ai fini delle scadenze del Pnrr la presidente del Consiglio ha assicurato che non cambierà nulla. «Ci siamo presi due mesi, mantenendo i nostri impegni con la Commissione europea per offrire più tempo ai nostri uffici giudiziari. Non c’è alcun rischio che questo rinvio venga compromesso il Pnrr».


Il nuovo reato introdotto per contrastare i rave party

Meloni ha anche paventato che da novembre «nella more dell’applicazione di queste norme, si rischiava che una serie di detenuti uscissero dal carcere». Ribadito che la lotta alla mafia è tra gli obiettivi del governo, la presidente del Consiglio è passata al tema della sicurezza. Nello specifico, il caso del rave party di Modena ha comportato un’accelerazione sulle risposte del nuovo esecutivo in tal senso: «Interveniamo sulla materia con una norma che prevede un reato nuovo, quello di “Invasione per raduni pericolosi”. Inizialmente si era ragionato di intervenire su un’aggravante per il reato che già esiste, e cioè “Invasione di terreni ed edifici”, ma abbiamo scelto di introdurre un reato nuovo e diverso per evitare che si inserisse tra i reati contro il patrimonio e non per l’incolumità pubblica». Meloni ha ringraziato anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per la celerità e «per aver dato un segnale di uno Stato che non ha voluto mostrarsi inerte di fronte all’illegalità e vuole rispondere immediatamente». Infine, lato Covid, la presidente del Consiglio ha confermato che si continueranno a utilizzare le mascherine negli ospedali. Ma ha annunciato altresì che torneranno presto a lavoro i 4 mila medici e infermieri che erano stati allontanati dalle strutture perché non si sono voluti vaccinare.

Meloni: «Il Covid è diventato un tema da campagna elettorale»

«Procediamo facendo le scelte in base alle cose che sono efficaci, con un’informazione molto chiara e lavorando molto sulla responsabilizzazione – ha aggiunto. E a proposito della gestione precedente della pandemia, ha sostenuto che -. qualcosa non abbia funzionato. Il Covid è diventato un tema da campagna elettorale. C’è stato un approccio ideologico». Prima di passare la parola a Matteo Piantedosi, Orazio Schillaci, Carlo Nordio e Alfredo Mantovano – presenti anche loro alla conferenza stampa -, Meloni ha detto di essere al lavoro per affidare la delega ai servizi segreti. «Credo che nel prossimo cdm potremo avere le determinazioni che servono». Subito dopo ha preso parola il ministro della Giustizia: «Nel chiedere il rinvio dell’applicazione della riforma Cartabia, ho accolto il grido di dolore delle procure che avevano manifestato l’impossibilità di adeguare la loro operatività alle loro risorse disponibili – ha affermato Nordio -. La riforma Cartabia va nella giusta direzione, ma oggi avrebbe creato un sovraccarico intollerabile per le procure generali e per la procura della Repubblica».

Nordio: «Il rinvio della riforma Cartabia non ha impatti negativi sul Pnrr»

L’ex magistrato ha ribadito quanto detto dalla leader di Fratelli d’Italia sul rischio di perdere i finanziamenti del Pnrr con la pausa imposta alla riforma Cartabia: «Questo rinvio non ha nessun impatto negativo sul Pnrr, anzi. Avremmo corso il rischio dando attuazione immediata alla riforma che per l’incompatibilità con le risorse disponibili, fosse inapplicabile. Questo rinvio di due mesi ci dà la possibilità di capire meglio le problematiche e di intervenire per la loro soluzione in vari modi sia amministrativa, sia coordinando i vari uffici giudiziari. Rischiavamo di assistere a una confusione normativa, perché le procure avevano emanato circolari non sempre compatibili le une con le altre». Dopo Nordio, è stato Piantedosi ha illustrare le specifiche inerenti alla sua materia e introdotte dal decreto Giustizia e Covid. «Abbiamo previsto una sanzione abbastanza significativa per chi organizza e commette – i rave party -, da 3 a 6 anni. La sola partecipazione riduce ovviamente la pena». Il titolare del Viminale si è detto fiducioso sul fatto che la norma funga da deterrente.

Piantedosi: «Reati non solo pericolosi per chi li commette, ma dispendiosi per l’impiego di forze dell’ordine»

«Abbiamo optato per l’introduzione di una fattispecie specifica di reato – che prevede – l’invasione di edifici finalizzata a raduni di oltre 50 persone da cui possono derivare pericoli per l’incolumità pubblica, l’ordine pubblico o la sanità pubblica. Era già in previsione che proponessimo questo: i requisiti di necessità e urgenza li ravvisavamo nel fatto, drammaticamente confermato nella giornata di ieri, che probabilmente l’assenza di una disciplina normativa efficace nel nostro Paese, mentre i Paesi a noi limitrofi dispongono di un quadro normativo efficace di sanzioni di questo tipo di fatti, ci rendeva particolarmente vulnerabili come la cronaca degli ultimi anni testimonia. Peraltro si tratta di reati che non solo sono molto pericolosi per le stesse persone che li commettono – ma sono anche eventi – molto dispendiosi anche per l’impiego di forze dell’ordine che ne consegue».

Schillaci: «Il reintegro dei medici non vaccinati serve a contrastare la carenza»

Infine, il ministro della Salute Orazio Schillaci si è soffermato sul rientro al lavoro del personale ospedaliero non vaccinato. «L’impatto del Covid sugli ospedali continua ad essere limitato e c’è una stabilizzazione dell’incidenza e del tasso di occupazione sia dei ricoveri in area medica sia di quelli in terapia intensiva. A ciò si aggiunge la grave carenza di personale medico e sanitario nei nostri ospedali legata a una programmazione evidentemente sbagliata negli ultimi dieci anni. Crediamo fortemente che aver rimesso a lavorare nelle nostre strutture questi medici e questi operatori sanitari serva per contrastare la carenza che si registra e garantire l’effettività del diritto alla salute come sancito dalla Costituzione». Per quanto concerne l’uso delle mascherine nei presidi ospedalieri, infine, Schillaci ha detto di non aver mai pensato di interrompere l’utilizzo: «Non ho mai dichiarato che non sarei andato in questa direzione. È una scelta condivisa anche con la presidente del Consiglio». Da qui, la decisione di prorogare l’obbligo dei dispostivi di protezione individuale nelle strutture sanitarie.

Il video della conferenza stampa

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