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La prof Saraceno: «Tagliare i fondi al reddito di cittadinanza è immorale»

La docente ed ex presidente del Comitato per la riforma del sussidio: spostare soldi da chi sta male a chi vuole andare in pensione prima è sbagliato

La professoressa Chiara Saraceno è stata presidente del Comitato Scientifico sulla valutazione del Reddito di Cittadinanza. La sociologa dice oggi al Fatto Quotidiano che i progetti di riforma del sussidio che prevedono il taglio dei fondi sono «immorali». Perché escludere gli avviabili al lavoro dopo un solo rifiuto serve solo «a fare cassa». Ed è di difficile attuazione: «Il reddito è definito in base all’Isee, quindi al nucleo familiare. In una famiglia ci può essere chi è abile al lavoro e chi no. Come intervengono? Dicono, ad esempio: lo daremo anche a chi ha figli minorenni a carico. Ma in realtà anche chi è occupabile e ha figli minorenni o disabili a carico dovrebbe essere accompagnato alle politiche attive. E ancora: se in una famiglia ci sono due genitori, due figli minorenni e uno maggiorenne, a quale dei maggiorenni potenzialmente occupabili della famiglia lo tolgo? E che impatto ha sulla famiglia che magari deve continuare a mantenere anche il maggiorenne che non lo riceve più?».


Il problema della riforma

Per Saraceno c’è anche un altro problema. Ovvero il fatto che molti lavoratori siano contemporaneamente anche percettori del sussidio: «È evidente che avere un’occupazione non basta per uscire dalla povertà, di cui questo governo ha evidentemente una visione astratta. Già il Rdc era iniquo per certi versi, con requisiti di ingresso troppo rigidi. Ora lo si porta all’estremo». Infine, sui risparmi derivati dalla riforma: «Questa è una cosa tremenda. Si può dire che il reddito abbia bisogno di essere riformato, ma dire che si interviene per fare cassa, in un contesto in cui la povertà è tanta e sta aumentando e in molti sono esclusi, è immorale. Se poi si fa cassa per finanziare le pensioni di Quota 102 e simili è ancora peggio. Nel pieno della crisi energetica e dell’alta inflazione, che comportano il rischio di aumento della povertà, spostare soldi da chi sta male a chi può andare in pensione prima e che può permetterselo perché ha un buon livello di pensione (per lo più uomini, oltretutto) è profondamente immorale. Il conto che fanno è di un risparmio di 3 miliardi su 8: non vogliono aumentare il deficit, ma caricano i sacrifici su chi già adesso è povero».


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