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Regionali, Calenda insiste e sfida il Pd: «Nel Lazio D’Amato, in Lombardia ticket Moratti-Cottarelli»

Il leader di Azione: «Vengono da storie diverse ma hanno lavorato sulla stessa linea di serietà durante l’emergenza». E Zingaretti litiga con Base Riformista

«Appoggiare due persone che in Lombardia e nel Lazio hanno fatto bene sulla campagna vaccinale e sulla sanità come Alessio D’Amato e Letizia Moratti è la scelta giusta per il Terzo Polo. Vengono da storie diverse ma hanno lavorato sulla stessa linea di serietà nell’emergenza». Così il leader di Azione, Carlo Calenda, aprendo alla possibilità di sostenere in vista delle prossime elezioni Regionali l’attuale Assessore alla Sanità e all’integrazione Socio-Sanitaria del Partito Democratico nel Lazio, così come l’ormai ex vicepresidente e assessore al Welfare della Lombardia, Letizia Moratti. E Calenda precisa: «Rimaniamo aperti alla discussione con tutti per costruire coalizioni ampie (Moratti-Cottarelli sarebbe perfetto) che parlino a mondi diversi e a programmi inclusivi. Ma è ora di rompere gli indugi e iniziare a lavorare». Non è la prima volta che il leader di Azione si esprime a favore della candidatura dell’esponente dem nel Lazio.


Lo scontro tra Zingaretti e Base Riformista sul sostegno a D’Amato

Ma la questione, in realtà, va a mettere il dito nella piaga in uno scontro – immancabile – all’interno del Pd, che ha visto protagonisti il dimissionario presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, contro la corrente di Base Riformista. Zingaretti è stato accusato dalla corrente degli “ex renziani” di non aver sostenuto la candidatura di D’Amato alla presidenza della Regione Lazio, tenendo aperta la porta a un accordo dei dem per una candidatura sostenuta anche dal Movimento 5 Stelle, che però andrebbe a escludere il sostegno del Terzo Polo. Mario Mei, coordinatore di Base Riformista a Roma, in una nota ha comunicato:


Siamo rimasti stupiti dalle parole pronunciate da Zingaretti nei confronti di Alessio D’Amato, che è l’assessore alla Sanità da 5 anni, da lui nominato, e che ha perfettamente gestito la crisi durante l’emergenza Covid-19. D’Amato è in corsa per la presidenza della Regione Lazio ormai da giugno scorso, ma il governatore del Lazio fa finta di non saperlo insinuando che sia un nome inventato da Calenda. Tutto ciò non è solo umiliante per D’Amato, ma anche per lo stesso Zingaretti. Ci chiediamo che senso abbia avuto sciogliere Ds e Margherita per costruire un Partito ridottosi oggi alla subalternità nei confronti di Conte e del M5S.

Zingaretti ha replicato con un post dai toni piuttosto duri sui social:

Rispetto ad alcune gratuite illazioni espresse ieri da alcuni dirigenti del Pd del Lazio, voglio ribadire che ovviamente io non ho mai espresso critiche o attacchi ad Alessio D’amato. Sono dieci anni che l’ho scelto come uno dei miei più stretti collaboratori e poi assessore anche contro le opinioni di tanti poveri ipocriti che oggi lo utilizzano. Sono anni che lavoriamo gomito a gomito sulla sanità. Il mio unico obiettivo da sempre è costruire una coalizione la più ampia possibile e vincere. Questo si ottiene con il confronto plurale e solidale, non con i diktat o le imposizioni per scegliere in piena libertà e autonomia la candidatura che insieme si riterrà più competitiva. L’unità è il sentimento prevalente di tutto l’elettorato del centrosinistra ma l’unità va costruita, non imposta. Vorrei dunque consigliare ad alcuni professionisti della sconfitta di tacere perché fanno solo danni, producono divisioni e poi sconfitte e poi copiose analisi sul perché abbiamo perso. Ora è il tempo delle scelte. Bisogna farle con spirito unitario e nelle forme più utili a costruire le condizioni per la vittoria cosi come è stato in questi ultimi 15 anni.

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