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Le tre escort uccise nel quartiere Prati a Roma e l’ipotesi serial killer: «Ha telefonato alle sue vittime»

Il giallo tra via Riboty e via Durazzo. I testimoni che raccontano di liti nei giorni precedenti. L’indagine parte dai cellulari

Tre omicidi in due palazzi distanti 850 metri tra loro. Il mestiere comune delle tre vittime: facevano le prostitute. Il coltello per uccidere. E un’ipotesi investigativa: l’assassino conosceva le sue vittime. Forse era un cliente abituale. E ha telefonato almeno a una di loro. Il giallo delle tre escort sgozzate a Roma si dipana in due appartamenti in zona Prati. Uno si trova al civico 28 di via Augusto Riboty. È qui che alle 10,48 di ieri mattina sono state ritrovate accoltellate due donne di nazionalità cinese. Una sul pianerottolo, una all’interno della casa in cui si prostituivano. L’altro è in via Durazzo 38: nel sottoscala dello stabile alle 12,49 è stato ritrovato il cadavere di Marta Castano Torres in arte Yessenia. La 65enne colombiana l’ha trovata sua sorella, una transgender che frequentava casa sua.


Marta Castano Torres in arte Yessenia

È proprio da questa vittima che partono le indagini. La caccia comincia dai cellulari. La polizia infatti è convinta che prima di recarsi a ucciderla l’assassino abbia chiamato Marta Castano. Per la 65enne colombiana si ipotizza un’ora della morte tra le 8 e le 12,49 di ieri mattina. Dopo aver ucciso lei probabilmente l’assassino ha preso la strada che porta a via Riboty. Yessenia, secondo i vicini, aveva una figlia di 18 anni. Spesso la vedevano uscire con un cane. La sorella che ha trovato il corpo, racconta oggi Repubblica, dice di averla incontrata alle 8,30 del mattino: «Aspettava un cliente». Nel sottoscala ci sono le telecamere. I vicini hanno registrato “segnali strani” negli ultimi tempi: «Un giro di affitti strani, messaggi vicino al lampione, il citofono danneggiato». Yessenia aveva pubblicato una serie di annunci su siti di escort per procacciarsi clienti. Il Corriere della Sera spiega che le vittime sono state uccise tutte con più colpi alla gola e al torace inferti con un’arma da taglio a lama lunga. Non è ancora certo che sia la stessa. In ogni caso la dinamica dei delitti sembra diversa. I tagli sul corpo della donna di nazionalità colombiana sono più precisi. La stanza dell’omicidio è stata trovata in ordine. Secondo gli investigatori Yessenia potrebbe essere stata colta di sorpresa. Forse dopo un rapporto. E non avrebbe avuto modo di difendersi.


Le due cittadine cinesi di via Riboty

L’altro appartamento era in condizioni diverse. La stanza della più giovane delle due vittime era a soqquadro con schizzi di sangue ovunque. Le ferite sul corpo erano più numerose e sferrate con rabbia. Forse durante una colluttazione. Il corpo dell’altra vittima è stato trovato sull’uscio. Secondo questo quadro il killer non ha agito con freddezza. Potrebbe però aver agito in seguito a un rifiuto o a un’umiliazione. Sul luogo del delitto ci sono tracce e impronte. E lì intorno ci sono molte telecamere che potrebbero averlo inquadrato. Un testimone ha riferito ieri all’AdnKronos che l’ora del delitto è quasi certamente tra le 10,30 e le 11. «Le due donne sono state uccise tra le 10.30 e le 11. Lo so per certo perché mi hanno portato la cucina e ho salito le scale a piedi fino al nono piano, dove si trova l’appartamento in cui mi sto trasferendo. Non ho preso l’ascensore perché era occupato, sono quindi anche passato davanti all’abitazione delle due vittime ed era tutto tranquillo alle 10.30. Alle 11, mentre ero in casa, mi ha chiamato il portiere per dirmi che c’era stato un omicidio e non potevo uscire perché una delle vittime era sul pianerottolo. Ci sono rimasto 3 ore e mezza, quando poi la polizia mi ha fatto andare in questura a testimoniare».

Le chiamate in entrata e le testimonianze

Gli agenti della squadra mobile di Roma sono convinti che incrociando le chiamate in entrata sui numeri di telefono delle vittime troveranno l’omicida. Intanto hanno visitato gli esercizi commerciali della zona per prelevare le immagini delle telecamere. E hanno ispezionato tombini e cassonetti alla ricerca dell’arma del delitto. Per ora senza esito. Intanto un testimone ha riferito un altro fatto: «Due notti fa ho sentito un grido di donna, probabilmente straniera, nel cortile interno del palazzo: proveniva da uno degli appartamenti al primo piano che si affacciano verso la mia abitazione. Mi ha fatto impressione perché sembrava davvero che quella poveretta fosse molto spaventata». Mentre la portiera dello stabile ha raccontato che «qui spesso vengo rimproverata da uomini ai quali chiedo dove siano diretti: ci sono tante case per appuntamenti». Anche il custode avrebbe riferito di non aver trovato nulla fino al momento in cui ha dato l’allarme alle 10.49. Anche perché aveva pulito le scale poco prima.

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