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Caso coop, Soumahoro torna a difendersi: «Non c’entro niente, si chiarirà tutto: non parlo di cose che non ho vissuto»

Il deputato di Sinistra-Verdi considera il clamore scoppiato intorno all’inchiesta sulla sua famiglia e la coop che gestivano i migranti come attacchi strumentali contro la sua attività politica

Aboubakar Soumahoro, come aveva già fatto, respinge le accuse di coinvolgimento nella vicenda delle coop Karibu e Consorzio Aid. Le associazioni in cui sono coinvolte sia la suocera Marie Thérèse Mukamitsindo che la moglie Liliana Murekatete sono sotto indagine per presunti maltrattamenti dei dipendenti, che affermano di essere stati privati di acqua e luce, di non aver ricevuto i loro stipendi per due anni e di essere stati costretti a lavorare in nero. Il neoeletto deputato di Verdi e Sinistra Italiana, però, non ci sta, e lo ribadisce in un’intervista a Repubblica. Quando gli viene chiesto del ruolo di sua moglie nella cooperativa, il sindacalista dei braccianti sbotta: «Ma perché lo chiedete a me? Cosa c’entro io con quella cooperativa? Perché non sono andati a chiedere notizie a mia suocera o a mia moglie? È la dimostrazione che è solo fango per delegittimare me e la mia lotta». Soumahoro torna sulla questione anche in un video pubblicato oggi, 20 novembre, sul suo profilo Instagram: «Voi mi volete distruggere ma avete paura delle mie idee. Io non lotto per Aboubakar, io lotto per le persone che voi avete abbandonato». Il sindacalista dei braccianti assicura, se dall’inchiesta immergeranno irregolarità da parte della moglie o della suocera lui sarà «il primo a scioperare e lottare con i dipendenti della cooperativa».


Non mi serve il casellario giudiziario per amare mia moglie

Ad ogni modo, Soumahoro difende la moglie: «Liliane non possiede nessuna cooperativa, non fa parte di nessun Cda e non è mai stata all’interno del consorzio Aid. È vero che è stata una dipendente della Karibu, ma allo stato attuale è disoccupata». L’onorevole racconta di aver conosciuto la moglie proprio a Latina, dove sono in corso le indagini. Soumahoro si era recato nella città laziale assieme all’amico Roberto Saviano per un evento quando ha incontrato Murekatete, che descrive così: «Liliane è la persona che, quando l’Italia era in lockdown, stava da sola a casa con un neonato, mentre io giravo il Sud per distribuire mascherine ai braccianti e alle persone bisognose». Soumahoro ribadisce che «Liliane è la donna che amo e per amarla non mi serve il suo casellario giudiziario». Soumahoro poi parla delle accuse ricevute per le quali «mi sento ferito nell’anima», spiega, «è come se mi stessero soffocando».


«Non parlo di cose che non ho vissuto»

Soumahoro passa al contrattacco in un intervento al Corriere della Sera, facendo capire che ritiene il caso solo un modo di attaccarlo politicamente. «Non sottovaluto questi attacchi mediatici» – dichiara al quotidiano milanese – «ma, a chi vuole seppellirmi politicamente, dico: mettetevi l’anima in pace, il fango mediatico non ci fermerà». Ad ogni modo, il deputato chiarisce: «Non voglio eludere le domande, ma non avendo vissuto nulla di questa vicenda finirei per fare un’informazione approssimativa con un’indagine della Procura in corso».

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