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Al via i Mondiali in Qatar. Tutto quello che c’è da sapere sul campionato più controverso degli ultimi anni

Dalle polemiche sull’assegnazione, alle preoccupazioni sui diritti umani, fino alle favorite per la vittoria finale: ecco come arriviamo al calcio d’inizio della Coppa del mondo 2022 nell’Emirato

È il primo Mondiale autunnale, il primo in un Paese mediorientale, l’ultimo a 32 squadre e l’ultimo – a meno di miracoli fisici – dei due giocatori che hanno segnato l’attuale epoca calcistica, Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. A 12 anni da quando l’allora presidente della Fifa Sepp Blatter srotolò il talloncino con il nome del Paese che avrebbe ospitato il torneo del 2022, domenica iniziano i Mondiali in Qatar. Non i più attesi per gli italiani, che per la seconda volta di fila non potranno tifare gli Azzurri, e tra i più contestati della storia calcistica moderna, dalle 16 del 20 novembre si spegneranno le luci sui lavori preparatori e si accenderanno i riflettori sulla cerimonia inaugurale. È il caso quindi di ricordare come siamo arrivati al calcio di inizio di questo Qatar 22, quali siano state le polemiche che hanno investito la Fifa e il Paese ospitante e cosa possiamo aspettarci da queste 64 partite in programma da domenica 20 novembre a domenica 18 dicembre 2022.


L’assegnazione dei Mondiali al Qatar

EPA/WALTER BIERI | Il presidente della Fifa Sepp Blatter annuncia che il Qatar ospiterà i Mondiali nel 2022, Zurigo, 2 dicembre 2010

Nella sede principale della Fifa a Zurigo, il 2 dicembre 2010 l’allora presidente della federazione che governa il calcio mondiale mostra un sorriso abbozzato. Dopo aver assegnato la Coppa del mondo 2018 alla Federazione russa, Sepp Blatter ha appena annunciato che i membri del comitato esecutivo hanno assegnato l’edizione 2022 al Qatar. Mentre l’allora sceicco dell’Emirato Hamad bin Khalifa Al Thani e sua moglie Moza bint Nasser Al-Missend esultano e ricevono il trofeo dorato, la delegazione statunitense guidata da Bill Clinton applaude forzatamente. Erano proprio gli Stati Uniti i candidati più probabili a ospitare il torneo, blindati da un accordo dietro le quinte tra Blatter il presidente Uefa Michel Platini. Almeno fino a qualche giorno prima del voto. Come racconta una lunga inchiesta di France Football nel 2013 – e ricostruito da varie testate, dietro la scelta del piccolo Emirato arabo ci sarebbe stato un giro di tangenti ad alcuni membri del comitato esecutivo della Fifa – due dei quali furono esclusi dal voto per questo motivo. Ma non solo. Per convincere Platini a rompere il suo patto con Blatter e appoggiare la candidatura del Qatar, secondo la procura di Parigi sarebbe intervenuto Nicolas Sarkozy. Quello che sappiamo è che successivamente alla cena tra l’ex presidente francese, il numero 1 della Uefa ed emissari qatarini, Parigi vendette una grossa fornitura di armi all’emirato, il Psg venne venduto al doppio di quanto inizialmente richiesto dall’ex proprietario Bazin – stretto amico di Sarkò – e nove giorni più tardi il Qatar ricevette l’agognato torneo. L’indagine interna della Fifa si è poi conclusa con un nulla di fatto, anche altre vicende giudiziarie non hanno dato esito, ma la giustizia francese sta continuando a indagare mentre sull’assegnazione del Mondiale rimangono lunghe ombre. Poche settimane fa l’ex presidente della Fifa Blatter ha ammesso: «Quella scelta fu un errore».


I numeri dell’Emirato

Tra i motivi che hanno generato perplessità sulla vittoria del Qatar, i primi sono stati sulle peculiarità del Paese. Il Qatar è il Paese più piccolo che abbia mai ospitato un Mondiale, e con i suoi circa 3 milioni di abitanti è anche uno dei meno popolosi. Non solo, a causa del clima desertico d’estate si raggiungono facilmente i 45 gradi, ed è per questo motivo che per la prima volta nella storia il torneo non si svolgerà né a maggio, né a giugno né a luglio. Per permettere lo svolgimento del campionato del mondo con temperature compatibili con l’attività agonistica e ravvicinata che il calendario della competizione impone, sono stati stravolti tutti i campionati nazionali, costretti a una inusuale sosta autunnale. Non solo. Per rendere il Paese in grado di sostenere la gestione di un evento che attira centinaia di migliaia di turisti e ospitare tutte le partite della competizione, sono stati spesi circa 200 miliardi di dollari. Una cifra dieci volte superiore a quella impiegata dalla Russia per l’edizione precedente. Le risorse sono state necessarie per costruire gli 8 stadi di nuova costruzione che ospiteranno le partite, per ristrutturare altri impianti sportivi, realizzare un nuovo aeroporto internazionale, un nuovo sistema di trasporto urbano, chilometri di strade e numerose strutture per l’accoglienza, sia per i tifosi che per le squadre.

Le morti bianche

Per realizzare l’ambizioso piano di ammodernamento del Paese in tempi rapidissimi, il Qatar ha fatto affidamento sui circa 2 milioni di lavoratori stranieri presenti nell’emirato, provenienti principalmente da India, Bangladesh, Pakistan, Nepal, Sri Lanka, Filippine e Kenya. Condizioni di lavoro disumane, tangenti da pagare per poter lavorare, vita nel cantiere e fuori dal cantiere senza alcuna tutela: in questi 12 anni decine di associazioni e di testate internazionali hanno sottolineato come lo sforzo per rendere i Mondiali 2022 una vetrina per il Qatar sia ricaduto quasi esclusivamente sulle spalle di operai sfruttati e sottopagati. Secondo l’inchiesta del Guardian, sono 6.500 i migranti lavoratori morti per tirare su stadi, strade ed intere città. Le autorità qatarine hanno contestato questa versione: secondo le stime del Comitato organizzativo, sono 37 gli operai morti, e solo tre di loro sono deceduti per cause direttamente legate al lavoro. Amnesty International ha proposto di stanziare un fondo di 440 milioni di dollari – pari al montepremi messo in palio dalla Fifa da dividere per le Nazioni partecipanti – per indennizzare le famiglie delle vittime, ma il ministero del Lavoro qatarino ha rifiutato.

I diritti umani

Ci sono altre ragioni per le quali una vittoria del Qatar sembrava impossibile, e riguardano il rispetto dei diritti umani. Secondo Amnesty International nell’emirato, dove la svaria è una delle principali fonti del diritto, la libertà d’espressione e di manifestazione sono severamente limitate. Chi critica le autorità rischia di essere arrestato e processato, sulla base di confessioni estorte – come denunciano alcuni attivisti. A destare particolari preoccupazioni sono le condizioni della donna e le discriminazioni verso la comunità Lgbt+. Fino ai 25 anni anni, le donne non sono autonome per la maggior parte degli aspetti della vita quotidiani, dalla scelta del partner a quella del lavoro alla possibilità di viaggiare o spostarsi all’estero. Nel codice penale sono considerati un crimine i rapporti omosessuali e le persone transessuali possono essere obbligate a seguire terapie per la conversione come condizione per la loro scarcerazione. Anche su questo punto, Human Rights Watch ha documentato diversi casi di abusi delle forze di polizia qatariota contro la comunità lgbt+. Per questo si sono moltiplicate le iniziative per non far sparire il tema del rispetto dei diritti umani dalla manifestazione sportiva. La Danimarca aveva deciso di far indossare ai suoi giocatori, nelle sedute di allenamento, delle magliette con una scritta a favore dei diritti umani, una possibilità poi negata dalla Fifa. Sulle tribune non potranno esserci bandiere arcobaleno, ma c’è chi ha pensato a un metodo alternativo per aggirare i severi controlli.

Perché l’Italia non gioca i Mondiali

Per la seconda edizione di fila – un unicum nella nostra storia – l’Italia non si è qualificata alla Coppa del mondo. Nel 2017, l’allenatore degli Azzurri era Giampiero Ventura e l’Italia usciva come migliore seconda dai gironi, dietro alla Spagna di Lopetegui. A San Siro si concretizzò l’incubo. Dopo aver perso 1 a 0 a Solna, l’11 azzurro ospitò a San Siro la Svezia per ribaltare il risultato dell’andata e volare a Russia 2018. Ma la partita finì senza reti, tra lo sconforto dei tifosi sugli spalti e lo sconcerto dei giocatori. Per la prima volta dal 1958 non ci qualificammo al Mondiale. Sembrava il punto più basso della nostra Nazionale, un punto da cui ripartire. E infatti nel 2021 l’Italia strappa all’Inghilterra gli Europei, con un gruppo nuovo, un tecnico nuovo, una ritrovata alchimia nello spogliatoio. Nonostante un sorteggio favorevole, gli Azzurri arrivano secondi nel girone C di qualificazione a Qatar ’22, dietro la Svizzera. Ancora una volta, il passaggio alla fase finale è appeso agli spareggi, che si confermano una bestia nera. La Nazionale perde contro la Macedonia del Nord e manca la qualificazione. A voler aggiungere una nota ancora più amara sulle prestazioni Mondiali degli azzurri, basti pensare che chi è nato dopo il 2006, dopo la vittoria di Berlino, non ha mai visto l’Italia superare i gironi e accedere – almeno – a un ottavo di finale, nelle ultime quattro edizioni. Il magro bottino è di 6 partite in 16 anni, una sola vittoria, 2 pareggi e 3 sconfitte.

Chi vincerà i Mondiali in Qatar?

Nonostante tutte le polemiche e l’assenza dell’Italia, la febbre Mondiale a ridosso del calcio d’inizio è iniziata a salire. Sono diverse le nazionali che possono legittimamente ambire alla vittoria. Sull’altra sponda dell’Atlantico, Argentina e Brasile sembrano quelle più in forma, dopo un solido e convincente percorso di avvicinamento al torneo. La albiceleste deve risolvere alcuni problemi legati agli infortuni e ai dubbi sui recuperi, ma sarà capitanata, probabilmente per l’ultima volta, da Lionel Messi: avendo compiuto 35 anni, è difficile immaginarsi che possa essere convocato anche in Nordamerica nel 2026. Il Brasile, come ogni edizione, parte favorito e in rosa ha giocatori d’esperienza e giovani talentuosi. Accanto a Neymar, Thiago Silva, Alisson e Marquinhos, giocheranno Rodrygo, Vinícius Júnior e Raphinha. Oltre alle due americane, ci sono tre squadre europee che possono puntare al titolo e altrettante che partono leggermente indietro ma potrebbero infastidire le più quotate. La Francia è la squadra da battere, ha vinto l’ultimo Mondiale e ha un gruppo solido, ma dovrà fare a meno a centrocampo di Kante e Pogba. L’Inghilterra anche parte avanti, nonostante la squadra si sia smarrita dopo la sconfitta a Wembley contro l’Italia. La Spagna e il Belgio sono da tenere d’occhio per ragioni opposte: la prima è piena di giovani promettenti – come Pedri, Gavi e Ansu Fati – è in fase di ricostruzione ed è allenata da Luis Enrique, la seconda ha un gruppo di campioni intorno ai 30 anni – Lukaku, de Bruyne e Hazard – che ha forse l’ultima opportunità per portare a casa un trofeo internazionale. Infine, Germania e Olanda non sono considerate favorite, ma rimangono due nazionali estremamente competitive.

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