Cina, s’allarga il fronte della protesta contro il governo: cittadini in piazza a Pechino, Shanghai, Chengdou e Wuhan – I video

Scontri a Shanghai tra la polizia e le centinaia di manifestanti scesi in piazza per protestare contro i duri lockdown

Si allargano di ora in ora le aree di protesta della popolazione in Cina contro la politica zero-Covid decisa da Pechino e contro l’inasprimento delle misure di isolamento, mentre in tutto il Paese i contagi sono in continuo aumento. Il Paese registra infatti oggi un nuovo record di positivi giornalieri sfiorando quota 40mila. In alcuni video circolati sui social si vedono manifestazioni anche a Chengdou, una delle principali città nel sud-ovest della Nazione, dove i contestatori gridano slogan per la libertà di parola, ricordando la storia e i diritti umani contro la dittatura. Le violente proteste contro il governo di Pechino sono andate via via intensificandosi ed estendendosi nelle principali città cinesi arrivando in particolare nelle università di Pechino e di Shanghai, e quest’oggi, 27 novembre, anche a Wuhan, la città cinese “simbolo” della pandemia, dove centinaia di manifestanti si sono riversati nelle strade per protestare contro le restrizioni governative.


La protesta dei fogli bianchi contro la censura

Il freddo non ferma i cittadini cinesi che continuano le proteste. Testate internazionali riferiscono anche di una protesta pacifica dove centinaia di cittadini si sono radunati con in mano fogli bianchi, come simbolo contro la censura. È stata organizzata anche una veglia per le vittime dell’incendio del 24 novembre a Urumqi. «Forza cinesi! Lunga vita al popolo!», urlano i manifestanti. Sono diverse le tragedie che i cinesi in protesta stanno ricordando nei loro slogan. «Non dimenticatevi di coloro che sono morti nell’incidente dell’autobus di Guizhou. Non dimenticare la libertà», dice un manifestante ricordando quando un autobus che trasportava i residenti in una struttura di quarantena per Covid-19 si è schiantato, uccidendo 27 persone a bordo.


Gli scontri con la polizia

Nelle scorse ore migliaia di manifestanti sono scesi per le strade e nelle piazze di Shanghai, chiedendo le dimissioni del presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, all’urlo di: «Xi Jinping, dimettiti! Abbasso il Partito Comunista!». Nelle immagini che arrivano dalla Cina si vedono violenti scontri tra manifestanti e polizia. Ci sarebbe stato, però, un momento di applauso per un ufficiale che ha ascoltato i manifestanti che non volevano seguire l’ordine di tornare a casa. A seguito di questo, parte della folla avrebbe accettato di tornare a casa.

Quando e perché sono iniziate le proteste

Nella notte tra venerdì e sabato scorso, sono infatti esplose fortissime tensioni nella regione dello Xinjiang, dove vivono circa 10milioni di uiguri, che da anni denunciano persecuzioni, violenze e discriminazioni da parte delle autorità cinesi. E giovedì scorso, nel capoluogo della regione dell’estremo ovest dello Xinjiang,a Urumqi sono morte 10 persone, mentre 9 sono rimaste gravemente ferite nel tentativo di salvarsi dalle fiamme a causa di un incendio divampato in un edificio residenziale. A seguito dell’incendio è cresciuta sempre più la rabbia, con la popolazione che ha accusato le autorità locali di aver tardato nei soccorsi anche a causa delle misure di lockdown e di aver impedito alle persone di mettersi in salvo, bloccando le uscite dall’edificio. Accuse categoricamente respinte dalle autorità di Urumqi, che però, a seguito delle proteste, hanno revocato il lockdown in diversi quartieri della città.

Video in copertina e nel testo: Ansa e Twitter
Foto in copertina: Twitter / Chenchen Zhang

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