Cina, dopo le proteste di piazza Pechino pronta a ritirare il ricovero coatto dei positivi a basso rischio nei centri di quarantena

Mentre le proteste contro la politica zero-Covid continuano in tutto il paese, il governo cinese dà segnali di ammorbidimento

Mentre le proteste continuano a riempire le piazze del paese contro la politica zero-Covid e l’inasprimento delle misure di isolamento, il governo di Pechino ha deciso di consentire l’isolamento domiciliare ai pazienti contagiati da Covid-19 considerati a basso rischio. Niente più ricovero coatto nei centri di quarantena allestiti dal governo per chi avvertirà sintomi lievi. A loro sarà permesso l’isolamento in casa di 7 giorni. Si partirà dal distretto centrale più popoloso, quello di Chaoyang, nel chiaro tentativo di dare alla popolazione in protesta un segnale di ammorbidimento. Fino ad ora i cittadini risultati positivi venivano inviati obbligatoriamente nei siti di quarantena del governo a prescindere dalla gravità dei sintomi, con l’obiettivo di interrompere le catene di trasmissione.


Il cambio di strategia

Pechino ha previsto decisivi cambiamenti di strategia sanitaria anche a Chongqing e Shanghai: le città in cui è stato registrato il più alto aumento di casi del paese, da oggi 1° dicembre vengono liberate dalle restrizioni imposte dalle autorità per limitare i contagi. Mano a mano che la variante Omicron diventa meno patogena, più persone sono vaccinate più la nostra esperienza nella prevenzione del Covid-19 si accumula: la nostra lotta alla pandemia è in una nuova fase e comporta nuovi compiti», ha detto la vice premier cinese Sun Chunlan, responsabile della lotta al virus. Nel suo incontro con la Commissione sanitaria nazionale e gli esperti, la vice premier non ha citato la strategia zero-Covid. Un segnale che restituisce il chiaro obiettivo del governo ad un approccio alla pandemia più flessibile di quello che è stato finora, soprattutto se a parlare è Chunlan, da mesi definita in Cina come «la vecchia signora dei lockdown». Quello che sarà da verificare è se il tono ammorbidito della vice premier, ormai in dirittura d’arrivo nella sua carica che lascerà a marzo 2023, e le concessioni del governo, saranno sufficienti a placare la rabbia dei manifestanti e la frustrazione ormai arrivata al limite in gran parte del paese.


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