La Russia accusa: «Militari ucraini addestrati anche in Italia». Ma Roma smentisce: «Mai successo sul nostro territorio»

La Difesa del nostro paese prende le distanze dalle parole di Lavrov e precisa che ha inviato solo 4 militari in Germania nell’ambito del gruppo europeo addestramento

Arriva la smentita dell’Italia alle accuse del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, secondo il quale diversi Paesi della Nato, tra cui il nostro, stanno partecipando direttamente alla guerra in corso, sia fornendo armi che addestrando personale militare. «La Difesa italiana precisa di non aver compiuto alcun addestramento in Italia» in favore dei soldati ucraini sul territorio nazionale. L’addestramento militare degli ucraini «avviene anche nei territori dei Paesi della Nato, come nel Regno Unito, in Germania e in Italia», ha detto nelle scorse ore Lavrov. Aggiungendo che il sostegno dell’Occidente a Kiev passa anche attraverso l’invio di un gran numero di mercenari nei territori ucraini e di aiuti da parte dell’intelligence. «Oltre all’addestramento sul loro territorio, riferisce Lavrov, centinaia di istruttori occidentali lavorano direttamente sul terreno, mostrando agli ucraini come sparare con le armi fornite». Ma ad oggi, dichiara in una nota la Difesa italiana, «ha inviato solo 4 membri delle Forze armate in Germania nell’ambito del gruppo europeo di addestramento che, in questo momento, sta pianificando i possibili cicli addestrativi da svolgersi in futuro».


Anche Stoltenberg smentisce: «La Nato non è parte del conflitto»

Il segretario generale della Nato replica alle parole del ministro russo e smentisce. «La Nato non è una parte del conflitto, non ci lasciamo trascinare nel conflitto da Putin», ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, durante la quale ci ha tenuto a sottolineare che il compito dell’alleanza atlantica è di «sostenere Kiev ed evitare un’escalation che vada oltre l’Ucraina». E ha aggiunto: «Se la Russia dovesse vincere la guerra, questo incoraggerebbe altri regimi autoritari a usare gli stessi mezzi, per ottenere i loro obiettivi. E questo renderebbe il mondo più pericoloso».


Il (mancato) dialogo con l’Ue

In una conferenza stampa in mattinata, il ministro russo aveva riferito che la cooperazione con l’Occidente sulla sicurezza europea non riprenderà in un futuro prevedibile. Ma solo «se e quando capirà che è meglio coesistere sulla base di fondamenta concordate, ascolteremo quello che hanno da proporre». Per Mosca l’Ue è tutta posizionata da un lato del conflitto: quello dell’Ucraina. Lavrov ritiene, infatti, che la ripresa di un dialogo diplomatico con l’Ue ci sarà quando tra le fila dell’Europa ci saranno persone «sensate». Un attacco velato è avvenuto nel momento in cui il ministro russo ha citato l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Josep Borrell, che ha ribadito che il conflitto «deve finire con la vittoria dell’Ucraina sul campo di battaglia». «Questo la dice lunga sulla diplomazia europea», ha risposto Lavrov. Infine, non sono mancate anche parole amare contro l’Italia: il ministro degli Esteri Antonio Tajani «sta facendo dichiarazioni relative a idee indirizzate a cercare una soluzione, ma senza dare proposte concrete».

L’esponente con cui Mosca è disposta a dialogare: John Kerry

Nonostante questa chiusura da parte della Russia, c’è un’importante esponente dell’amministrazione americana con il quale Mosca sarebbe disposto a negoziare per una soluzione alla guerra in Ucraina: John Kerry. Per il ministro degli esteri russo si tratta di un politico che ha già dato prova di essere capace di un «dialogo rispettoso». Lavrov ha avuto una lunga frequentazione con Kerry ai tempi in cui era segretario di Stato, e Russia e Usa erano contrapposti in un’altra guerra, quella in Siria.

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