I congressi in Lombardia sanciscono la spaccatura nella Lega. Bossiani contro salviniani

Fa rumore l’assenza di Giancarlo Giorgetti nella sua Varese, dove il candidato del segretario è stato eletto per un soffio. A Brescia, come già successo a Bergamo, i militanti non seguono più la linea di Salvini

Era ciò che più temevano i parlamentari leghisti eletti lo scorso 25 settembre, fortemente ridimensionati rispetto alla passata legislatura: la base storica del partito, quella che ha fatto la fortuna di Umberto Bossi tra l’arco alpino e la pianura padana, non regge più i vertici. Dopo un paio di mesi dal voto nazionale, è arrivata la reazione dei militanti. I candidati alle segreterie provinciali che hanno ricevuto l’investitura da Matteo Salvini non ottengono un plebiscito. Tutt’altro, vincono di misura o addirittura perdono contro i cosiddetti “nordisti”. Il Capitano ha perso il suo tocco magico, la sua propaganda non fa più breccia nell’elettorato. E, va detto, i tanti ex parlamentari rimasti fuori dal giro elettorale e a cui erano stati promessi compensazioni di governo e sottogoverno hanno soffiato sul fuoco della rivolta. Il risultato è che gli iscritti della Bergamasca, roccaforte del partito da quando il suo simbolo era ancora il sole delle Alpi, hanno punito il segretario: eletto Fabrizio Sala, “nordista” non allineato a Salvini. Succedeva il 20 novembre. Non è stata una casualità, un’eccezione: oggi, 4 dicembre, i vertici di via Bellerio subiscono un altro scossone.


Nella provincia di Brescia, tra le più popolose a livello di militanza leghista, il comitato del Nord esulta per la vittoria di Roberta Sisti. La sindaca di Torbole Casaglia ha ottenuto 391 voti, superando non di poco il salviniano Alberto Bertagna, ex segretario provinciale che si è fermato a 365 schede. Il leader della Lega non può essere felice per il risultato ottenuto nell’altra culla leghista, la provincia di Varese. Andrea Cassani, sindaco di Gallarate sponsorizzato da Salvini, ha battuto per appena 12 voti Giuseppe Longhin, su cui sono confluiti i voti del comitato del Nord. L’establishment del Carroccio aveva dato ordine a tutti i grandi elettori di essere presenti al Teatro sociale di Busto Arsizio: il rischio di perdere il controllo della provincia di Varese era nell’aria. A consegnare le proprie schede c’erano tutti i big, dal governatore Attilio Fontana all’europarlamentare Isabella Tovaglieri, dal deputato Stefano Candiani ai consiglieri regionali, Francesca Biranza, Marco Colombo e Emanuele Monti. Tutti tranne uno: Giancarlo Giorgetti, veterano della Lega varesotta, non si è presentato alla chiamata alle urne.


Il secondo round di elezioni di segretari provinciali, dopo una stagione di commissariamenti federali, ha visto il voto anche a Como, Lodi, Cremona e Pavia. A Como ha vinto Laura Santin, moglie del coordinatore della Lega Lombarda Fabrizio Cecchetti, il quale lo scorso ottobre era stato raggiunto da una lettera di diffida «a cessare la promozione dell’associazione politica “comitato Nord” nei confronti degli iscritti a Lega per Salvini premier e l’utilizzazione dei simboli e della denominazione del partito». A Cremona, è stato eletto segretario Simone Bossi, anche lui vicino al comitato Nord. Claudio Bariselli, neosegretario a Lodi, si è schierato contro la linea di Salvini, criticando pubblicamente il nuovo feticcio della Lega nazionalpopolare, il Ponte sullo Stretto. A Pavia, infine, ha vinto Jacopo Vignati ai danni della “nordista” Roberta Marcone. Ma non si può dire certamente che si tratta di un candidato salviniano: Vignati è stato sostenuto dal vicepresidente del Senato, Gianmarco Centinaio, che non ha fatto mistero di essere rimasto deluso della sua mancata riconferma al ministero dell’Agricoltura. Nelle prossime settimane, si eleggeranno i candidati delle province Lecco, Sondrio, Monza-Brianza, Milano e Ticino-Martesana, così ripartite nella singolare geografia leghista.

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