Pechino allenta la presa sulle regole anti Covid, i media di Stato: «Virus più debole»

Mentre il bilancio dei contagi giornalieri continua a preoccupare il Paese con 30mila casi in 24 ore, Xi Jinping rifiuta qualsiasi fornitura di vaccino proveniente dall’Occidente

La Cina prova a ripartire dopo l’ondata di Covid-19 che nelle ultime settimane ha costretto la popolazione alle regole ferree della strategia di lotta al virus del governo di Pechino. Alcune attività commerciali sono state riaperte, mentre si è optato per un allentamento anti Covid nella capitale e in altre città. Il governo si avvia a modificare la politica della tolleranza zero perseguita con insistenza negli ultimi tre anni e alla base delle proteste che nei giorni addietro hanno riempito le piazze del paese. «Il Covid si sta indebolendo», riferiscono i media statali tra cui Yicai, citando un esperto in forma anonima, «secondo cui il Covid potrebbe essere declassato da malattia di categoria A a categoria C». Tra le misure di allentamento attuate a Pechino e a Shangai anche quella che solleva i residenti dal test all’acido nucleico, da eseguire nelle 48 ore precedenti all’utilizzo dei mezzi pubblici. Nella città di Hangzhou, una delle più colpite dai contagi, è stato sancito lo stop ai test di massa regolari per gli oltre 10 milioni di residenti, ad eccezione di coloro che vivono o visitano case di cura, scuole e asili. Ad Urumqi, il capoluogo dello Xinjiang, dove più di due settimane fa morirono 10 persone in un incendio avvenuto durante le proteste, hanno invece da poche ore riaperto supermercati, hotel e ristoranti. La città, con oltre 4 milioni abitanti, ha sperimentato una delle chiusure anti-pandemia più lunghe della Cina, con aree bloccate da agosto a novembre. La lista delle parti del paese che tentano di tornare alla normalità continua. Nel cuore del ceppo originario, a Wuhan, è stato eliminato l’obbligo di test per i trasporti pubblici.


Riparte a pieno regime la produzione di iPhone a Zhengzhou

Mentre a Zhengzhou, anche sede della fabbrica di iPhone più grande del mondo, è stato annunciato che le persone potranno ricominciare a entrare nei luoghi pubblici e a fare ingresso nei loro complessi residenziali senza l’obbligo di risultato negativo del test entro le 48 ore. Per quanto riguarda il colosso dell’elettronica taiwanese Foxconn con stabilimento proprio a Zhengzhou, la notizia che arriva dalla piattaforma Channel News Asia riferisce di una ripresa della produzione a pieno regime per le prossime ore. Lo stabilimento era stato colpito dal virus e dalla fuga di massa degli operai con annesse proteste contro le misure anti-epidemiche applicate dai vertici. La fabbrica produce il 70% degli iPhone di Apple spediti in tutto il mondo. A causa dei contagi e delle restrizioni ha registrato un decremento della manodopera e della produzione proprio alla vigilia dello shopping natalizio.


«Xi Jinping non ha alcuna intenzione di accettare vaccini dall’Occidente»

In quanto ad aiuti sanitari, il presidente della Cina, Xi Jinping, non ha alcuna intenzione accettare la fornitura dei vaccini a mRna contro Covid-19 sviluppati dalle aziende farmaceutiche occidentali. A farlo sapere poche ore fa è stata la direttrice dell’Intelligence nazionale Usa, Avril Haines, nel corso dell’annuale Reagan National Defense Forum in California. «Nonostante il bilancio dei contagi giornalieri in Cina sia vicino ai massimi assoluti, diverse città cinesi stanno allentando le misure di screening e isolamento in risposta ai recenti disordini sociali», ha sottolineato Haines, «Xi non appare disposto ad acquisire un vaccino migliore dall’Occidente e si affida invece a un vaccino cinese che non è altrettanto efficace contro la variante Omicron».

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