Revisione scientifica mostra che i vaccinati si liberano del SARS-CoV-2 prima dei non vaccinati

I vaccini giocano un ruolo anche sulla diffusione della Covid-19. Una dose di richiamo rende potenzialmente meno infettivi

A causa dell’emergenza sanitaria globale, abbiamo avuto appena il tempo di accertare che i vaccini contro il nuovo nuovo Coronavirus avessero come endpoint primario la capacità di prevenire le forme gravi di Covid-19. Che i vaccini avessero un effetto anche sulla diffusione del virus ce lo suggeriva il fatto che tutte le varianti Covid fossero emerse dove non si vaccinava, o lo si faceva poco. Intanto arrivavano anche i primi studi a suggerire che i vaccinati contagiano meno, mentre i non vaccinati mettono in pericolo anche chi ha ricevuto il vaccino. Arriviamo così al 2 dicembre scorso, con una revisione scientifica apparsa su Nature Reviews Microbiology, dove i ricercatori osservano che almeno una dose di richiamo rende i vaccinati potenzialmente meno infettivi, inoltre si liberano prima del virus.


I risultati della revisione

Non è semplice arrivare a stimare l’infettività di un positivo. Occorre analizzare due parametri principali: la carica virale (quanto il virus è riuscito a proliferare nell’ospite) e il rilevamento del virus ancora capace di infettare nelle vie respiratorie. Va tenuto conto però, che l’emergere delle varianti ha reso ancora più complesso il lavoro dei ricercatori.


Nel complesso, è stato riscontrato che la vaccinazione porta a una carica virale ridotta – spiegano gli autori -, sebbene questa diminuisca nel tempo. La vaccinazione [con AstraZeneca o Pfizer, Nda] porta a una carica di RNA virale inferiore negli individui infettati con Alfa, ma l’effetto era più debole per le infezioni rivoluzionarie con Delta. […] Tuttavia, non sono state riscontrate differenze significative nella carica dell’RNA virale tra pazienti non vaccinati, completamente vaccinati o [con dose booster, Nda] infettati con Omicron BA.1 o BA.2. […] Mentre i titoli virali infettivi, misurati quantitativamente a 5 [cinque giorni, Nda], erano più bassi in infezioni post-vaccino da Omicron BA.1 solo dopo una dose di richiamo. […] Questi studi indicano che la tripla vaccinazione riduce la carica virale infettiva, ma non il periodo di tempo durante il quale il virus infettivo può essere isolato dalle infezioni di rottura di Omicron.

L’effetto di prevenzione osservato della trasmissione nei vaccinati, resta quindi limitato, anche se non è nullo. Inoltre i vaccinati si liberano prima del virus, come ha spiegato Aureliano Stingi (PhD in Cancer Biology) su Twitter:

Cinque giorni di quarantena sono sufficienti?

Revisioni di questo genere forniscono informazioni importanti su come gestire la Sanità pubblica. Il professor Enrico Bucci, esperto nel revisionare di studi scientifici, ha tratto spunto da questi risultati per ricordare in un articolo su Il Foglio, che la decisione del Governo di ridurre a cinque i giorni di quarantena potrebbe non essere una buona idea.

Sappiamo già che la protezione dall’infezione conferita da una dose di richiamo dei vaccini correnti, nei confronti di Omicron, non è nulla, anche se decade dopo due mesi. Questo significa che – spiega Bucci -, modulando bene i tempi di richiamo rispetto alle ondate epidemiche, si ottiene il massimo effetto sulla circolazione virale, sia in termini di infezione, sia in termini di trasmissione, come abbiamo visto per il dato a cinque giorni. Inoltre, la quarantena di cinque giorni per gli infetti, anche sulla base dell’ultima revisione disponibile, è insufficiente, se lo scopo è ostacolare il più possibile la circolazione virale

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